Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 17:02

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Rapporto Eurispes - Cala fiducia nelle istituzioni, si salva solo Giorgio Napolitano

ROMA - L'atteggiamento dei cittadini italiani verso le istituzioni è di «diffusissima sfiducia» e si salva solo «sia pure non in misura plebiscitaria» il nuovo Capo dello Stato. È questo il quadro tracciato dall'Eurispes nel diciannovesimo Rapporto sulla società italiana. Gli intervistati affermano la propria sfiducia nei confronti delle istituzioni, del governo, del parlamento e della magistratura, ma non peggio dello scorso anno; anzi - nota l'Eurispes - l'esecutivo pur raccogliendo poca (38,1%) o nessuna fiducia (28,6%), registra comunque un lieve miglioramento rispetto al 2006. Chi emerge è Giorgio Napolitano, che ottiene la fiducia di quasi due terzi degli italiani (63,2%). Profondo scetticismo incute invece il vice ministro dell'Economia, Vincenzo Visco: il 62,4% degli italiani non crede alla promessa che nel prossimo futuro vi sarà una riduzione del carico fiscale.
Progressi ottengono invece le forze dell'ordine (la fiducia sale dal 68,6% al 73,5%), mentre una flessione segna la Chiesa e le altre istituzioni religiose (dal 66,1% al 60,7%). Partiti, sindacati, amministrazione pubblica restano su posizioni stazionarie, cioè di scarsa affidabilità. Il governo d'altronde - secondo l'Eurispes - non è riuscito a corrispondere alle aspettative alimentate durante la campagna elettorale e la delusione o il dissenso, proveniente da determinati ceti sociali, deriva più che altro «dalla speranza delusa di un forte cambiamento hic et nunc».
In questo quadro, il giudizio dell'istituto di ricerca è molto critico nei confronti della classe politica: maggioranza e opposizione - si legge nel rapporto - «restano semiparalizzate dalle querele intestine e dalle diffidenze reciproche» e «l'assenza della politica ha lasciato campo ad una sorta di scontro infuocato per il potere tra maggioranza e opposizione», uno scontro simile a quello tra fazioni medioevali, senza nessun progetto globale di sviluppo. Ma «invertire la rotta è ancora possibile» - sostiene l'Eurispes - sapendo che «il motore del nostro sistema è stanco; pù ripartire, ma non correre». Bisogna allora investire risorse nell'istruzione, nella ricerca, nelle tecnologie, nelle infrastrutture e dotare il paese di istituzioni che funzionino. «C'è bisogno di politica: questa è la materia prima che manca al paese» - sostiene il centro ricerche, ricordando l'invito di Napolitano a non fuggire dalla politica, quella politica che «può ancora tornare al centro della scena», «sperando di recuperare i dodici anni perduti».
Secondo il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara, l'Italia «sperava in un rapido cambiamento di rotta e nella possibilità di potersi finalmente impegnare per un progetto chiaro di crescita e di sviluppo. Ma le attese, forse eccessive, di cambiamento sono andate, almeno per il momento, deluse». «In questa prima fase - prosegue Fara - il Governo non è sembrato all'altezza degli impegni presi con gli italiani. Non ha dato dimostrazione di saper indicare una prospettiva corrispondente alle attese degli elettori e di essere in grado di elaborare un progetto condiviso per il quale chiedere, se necessario, anche sacrifici ai cittadini e ha trasmesso un'immagine di sè e della propria attività frammentaria, contraddittoria e scarsamente coerente. Una delusione che ha toccato per primi gli stessi elettori di centro-sinistra e che ha dato all'opposizione la possibilità di cavalcare un dissenso generale e diffuso. Tuttavia, i ritardi e le inefficienze del Governo non solo non hanno attenuato il desiderio di guarigione ma lo hanno reso ancora più necessario e urgente». «Se il Governo vuole riconquistare la fiducia dei suoi elettori e attrarre nuovi consensi - conclude Fara - dovrà assecondare questo desiderio degli italiani di uscire dall'afflizione, dispiegando un forte impegno e tutte le energie disponibili per intercettare e gestire quei segnali di ripresa economica che arrivano dai mercati nazionali e internazionali.

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