Domenica 16 Dicembre 2018 | 18:46

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D'Alema: «fermate le violenze». 120 milioni gli aiuti italiani

PARIGI - Fermate la spirale della violenza. Cercate soluzioni praticabili per la stabilità del Paese, attraverso una nuova riconciliazione nazionale per arrivare ad un Libano democratico e indipendente. È un vero appello ai libanesi, alle forze politiche del Paese dei Cedri, quello che Massimo D'Alema ha lanciato oggi da Parigi dove, alla conferenza internazionale sul Libano, ha confermato e rilanciato l'impegno italiano (altri 120 milioni di euro) verso Beirut, ma ha anche sottolineato, con grande chiarezza,che gli accordi e le promesse di Parigi potrebbero essere rimesse in discussione se il Governo Siniora dovesse cadere sulla spinta delle contestazioni e della piazza.
Quella vissuta oggi a Parigi è stata una giornata contraddittoria e vibrante. Da un lato, le notizie drammatiche che giungevano dal Libano, con nuovi scontri e nuovo sangue versato nelle strade. Dall'altra, la grande partecipazione internazionale, concreta come forse mai era accaduto fino ad oggi, ad un summit che ha voluto lanciare un segnale di sostegno e solidarietà al Libano in uno dei momenti più delicati della sua storia recente.
In questo senso, l'Italia è in prima fila. A capo della missione dell'Onu nel sud del Paese, oggi ha annunciato un nuovo impegno finanziario. Roma, ha riferito il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, darà altri 120 milioni di euro (65 come credito di aiuto a tassi agevolati e 55 a titolo di dono) che si vanno ad aggiungere all'impegno già dato in passato e attualmente ancora in corso da parte dell'Italia.
Il titolare della Farnesina ha ricordato che fino ad oggi il costo della missione militare italiana è stato di 200 milioni di euro e che questa costerà nel 2007 oltre 400 milioni. A queste cifre sono da aggiungere 30 milioni di euro di aiuti di emergenza già dati e già anche interamente spesi. Oltre ai 120 milioni di euro, annunciati oggi dal titolare della Farnesina, l'Italia è disponibile a rinegoziare il debito commerciale che Beirut ha nei confronti di Roma.
Insomma, è il commento complessivo del capo della diplomazia italiana, «si tratta di un impegno molto rilevante» da parte dell'Italia che D'Alema considera comunque «giusto».
Il ruolo dell'Italia ha ricevuto apprezzamenti particolari dello stesso presidente della Repubblica, Francois Chirac, che ha coordinato i lavori della riunione ed ha elogiato «la generosità militante» dell'Italia in Libano.
Il summit di Parigi è per D'Alema «un grande successo» anche dal punto di vista «concreto» per via degli aiuti che sono stati oggi annunciati e rappresenta «una grande spinta» anche politica nei confronti delle forze politiche libanesi. Ma questo è proprio il punto negativo della giornata di oggi. Mentre la comunità internazionale, le grandi istituzioni finanziarie occidentali e arabe annunciavano la loro volontà concreta e di essere al fianco di Beirut, dalla capitale libanese giungevano, anche oggi, notizie di scontri e di morti.
D'Alema ha chiarito che quello di oggi è stato un accordo tra la Comunità internazionale e il governo libanese e che se dovesse venire meno uno dei contraenti si dovrebbe «riconsiderare» la situazione.
In parole più chiare, se dovesse cadere il governo di Fuad Siniora - tuttora appoggiato con forza dall'Italia, dall'Europa e dalla Comunità internazionale - gli impegni di Parigi potrebbero essere rimessi in discussione. «Non è una minaccia, ma un fatto oggettivo» ha commentato D'Alema.Per questo, il titolare della Farnesina ha oggi voluto lanciare «un appello» alle forze politiche libanesi affinchè «fermino l'escalation della violenza» e cerchino una nuova riconciliazione, un consenso nazionale e politico di cui il Libano e tutta la regione mediorientale e mediterranea hanno bisogno. A chiarire ogni equivoco, D'Alema ha ricordato che l'Italia e la comunità internazionale appoggiano il «Governo legittimo» e democraticamente eletto di Fuad Siniora ed ha sottolineato come anche il mondo arabo più moderato e più vicino all'Occidente si sia «rimesso in movimento» e voglia dare il suo contributo per far uscire il Libano e tutta la regione da quella drammatica situazione di conflitti che insanguinano l'intera area.
Oggi la comunità internazionale ha fatto, davvero, la sua parte. La risposta positiva deve arrivare adesso da Beirut.
Stefano Polli

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