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L'inverno tarda, l'orso non va in letargo e il merlo fa già il nido

Orso brunoROMA - Caldo, temperature alte decisamente fuori stagione, sono l'indice di un inverno che non arriva mai. Chi soffre di questi cambiamenti del globo, sono soprattutto flora e fauna: dall'orso che nei parchi non riesce ad andare in letargo, ai passeri e ai merli che in città e in campagna nidificano su tetti ed alberi in fiore, ai ricci che passeggiano per i giardini e i campi ai pipistrelli che volano sui cieli della nostra penisola. La primavera anticipata, fa tremare animalisti, biologi e studiosi, non solo perché indice di un pericoloso riscaldamento globale, ma anche perché il possibile improvviso abbassamento delle temperature, previsto nei prossimi giorni dai meteorologi, potrebbero causare la morte di molti animali, non migrati e non protetti dalle tane solitamente usate nel letargo. «Normalmente alcune specie migrano per l'assenza di cibo tipica delle stagioni invernali dovuta all'abbassamento delle temperature - dichiara Andrea Brutti, responsabile dell'ufficio Fauna Selvatica dell'Enpa - ma in questo momento, già da alcuni mesi, il clima mite delle nostre regioni italiane, ha visto il lento aumento delle nidificazioni di uccelli: un elemento preoccupante in vista di possibili ondate di gelo. Negli ultimi tempi - ha aggiunto Brutti - molti uccelli tendono a rimanere nei nostri cieli, un esempio ce lo offrono le rondini, avvistate numerose nel Parco Nazionale del Circeo, e in Sicilia. In passato, questo tipo di volatile affrontava viaggi incredibilmente lunghi e faticosi, per arrivare a destinazioni calde, come l'Africa. Anche se è difficile stabilire le relazioni tra le migrazioni mancate, i cambiamenti climatici e le specie interessate si può certamente dire che si sta verificando una tardata migrazione».

«In città i merli hanno cominciato a nidificare, cosa che in teoria fanno a marzo - ha proseguito Brutti - come anche i comuni passeri, per esempio». Il rischio è grande, il maltempo, con le gelate, le grandinate, le folate di vento ed i nubifragi, che di solito seguono a momenti di grande calma e siccità, potrebbero, così, provocare ingenti danni alla vegetazione e agli animali. «Anche i mammiferi - ha continuato il responsabile dell'ufficio Fauna Selvatica - stanno cambiando il loro comportamento abituale. I ricci, che dovrebbero nascondersi in tane costruite per il loro 'soggiornò nel letargo ed i pipistrelli si muovano liberamente. Altro vero e grosso rischio - ha concluso Brutti - è la distruzione dell'habitat di questi animali. Il caso più eclatante lo abbiamo con l'orso polare che nuota fino a 100 km di distanza per raggiungere spazi ghiacciati, non ancora sciolti dalle alte temperature».
Nei mari vi è «una netta diminuzione del plancton, un preoccupante sbiancamento dei coralli e una diffusione di alghe, mucillagini», riferisce Alessandro Gianni, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia, che ha sottolineato: «questo perché i cambiamenti climatici non definiscono solo le correnti in aria, ma anche quelle sotto l'acqua. Sembra che l'aumento di temperature - ha specificato Gianni - abbia portato ad una stratificazione delle acque, provocando un impoverimento del mare, ed una conseguente riduzione della produttività. Un altro segno d'allarme preoccupante è lo shock termico riscontrato nei coralli del Mediterraneo, i quali stanno diventando sempre più bianchi. Alcune specie tropicali, inoltre, negli ultimi anni, stanno sempre più migrando nel Mediterraneo».

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