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L'odissea degli ostaggi italiani

ROMA - Il tecnico petrolifero Roberto Dieghi liberato ieri sera era stato rapito il 7 dicembre scorso nel corso di un attacco a una stazione di pompaggio gestita dall'Agip in Nigeria, nel Delta del Niger. Con lui un commando armato di guerriglieri nigeriani aveva sequestrato altri due lavoratori italiani e un libanese. Ecco una cronologia della vicenda.
Il 7 dicembre - I nigeriani, tutti a volto coperto, arrivano a bordo di sei-sette lance e dapprima tentano di fare irruzione nell'impianto di Brass, da dove vengono esportati circa 200.000 barili di greggio al giorno, ma vengono respinti dal fuoco dei militari di guardia. Si dirigono allora verso gli alloggi di lavoratori e prendono in ostaggio gli italiani Francesco Arena (area manager), 54 anni di Gela; Cosma Russo, 55 anni, di Bernalda (Matera), e Roberto Dieghi (entrambi contrattisti Naoc), nonchè il libanese Imad S. Abed dipendente di una società di catering.
8 dicembre - Un portavoce del Movimento per l'emancipazione del delta del Niger (Mend) rivendica il sequestro e informa che i tre italiani e il libanese sono «in buona salute», ma annuncia che è disposto a trattenere gli ostaggi «per anni», se sarà necessario per vedere soddisfatte le sue rivendicazioni.
13 dicembre - Roberto Dieghi, come in precedenza il suo collega Francesco Arena, in una telefonata all'agenzia France Presse informa che «Va tutto bene. Siamo Ok».
15 dicembre - Uomini armati attaccano un impianto petrolifero della Shell sul fiume Nun in Nigeria, e prendono in ostaggio diverse persone, tra soldati e operai.
20 dicembre - Il Mend accusa l'Eni di aver dato dei soldi a dei «truffatori» per ottenere la liberazione dei quattro ostaggi e minaccia che questa può essere una mossa pericolosa per la loro vita.
Il giorno di Natale il Mend invia un'allarmante mail al Corriere della sera chiedendo l'urgente invio di un medico perchè uno degli ostaggi è «gravemente ammalato».
28 dicembre - Gli ostaggi italiani, in tre distinte telefonate ai familiari dicono di stare bene.
1 gennaio 2007 - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano condivide «l'ansia e la preoccupazione» delle famiglie dei tre tecnici italiani e invia loro «uno speciale augurio di buon anno» auspicando che «tornino presto a casa».

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