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Bari - Artioli: specie al Sud il mercato premia le imprese che si aggregano

BARI - «Bisogna far crescere l'economia italiana, che per troppi anni ha segnato il passo, on una nuova dimensione, con nuovi riferimenti, nuovi confini che sono quelli del sistema globale». Da questo auspicio è partito l'intervento del vicepresidente di Confidustria, con delega al Mezzogiorno, Ettore Artioli al convegno sulle opportunità delle pmi nel mezzogiorno promosso dalle cooperative di produzione e lavoro meridionali della Legacoop.
«Se ieri avevamo l'esigenza di affermare un meridionalismo nel sistema economico italiano e volevamo delle attenzioni perché comunque il Meridione avesse dello spazio con competitors e confini che in larga parte non superavano i confini nazionali - ha precisato - oggi tutto questo è passato. In questo contesto - ha aggiunto Artioli - io credo saranno gli obblighi del mercato che ci costringeranno senza tanto rifletterci a fare passi in avanti a cominciare dall'aggregazione delle imprese. La dimensione della piccola impresa italiana, che è ancora valida perché comunque è alla base di tanti successi economici e continua ad essere uno degli assi portanti degli indicatori positivi del nostro sistema economico - ha insistito - ha necessità di dialogare, di mettersi insieme. di mettersi in rete perché determinati assetti dimensionali non possono che essere affrontati in termini più ampi».

«Abbiamo avuto anni di convegni e riunioni sul project financing ed oggi cominciano a fiorire le iniziative grazie anche a quelle discussioni - ha ricordato ancora il vicepresidente di Confindustria - l'aggregazione delle imprese è difficile anche per piccoli egoismi e gli interessi specifici, però pian piano oggi per tante sfide ci si mette insieme». «L'abbiamo visto nelle missioni all'estero promosse dallo Stato - ha ricordato ancora Artioli - si generano sfide comuni dinanzi al potenziale cliente di sistemi economici lontani,non c'è la necessità di dare il bottone o la cerniera ma una linea completa anche perché chi guarda da lontano non coglie il nostro particolare ma coglie il fascino del brand italiano». «Così - ha spiegato ancora Artioli - non si può andare a vendere singolarmente la mozzarella o il pomodorino di Pachino, non riusciremo mai a penetrare in una rete di distribuzione che ha bisogno del prodotto Italia. Le aggregazioni nascono dalle necessità - ha insistito - e credo che in questo il mercato ci aiuterà e ci imporrà delle soluzioni».

Artioli si è quindi soffermato sui processi di riassetto del sistema produttivo dei paesi sviluppati. «Sempre più l'industria della produzione va verso i servizi e non più solo alla produzione dei beni. In Usa il 70% è rappresentato da produzione di servizi e solo 30% da produzione di beni - ha rilevato il vicepresidente di Confindustria - eppure se noi pensiamo ai grandi marchi mondiali moltissimi sono multinazionali Usa». «In Usa - ha aggiunto - c'è la testa, ci sono gli uffici di progettazione e di marketing ma il prodotto non nasce più nei sistemi maturi ma nel sistema globale, guidati da aziende che hanno testa, intelligenza e capacità di mercato negli Usa». «Probabilmente lo stesso si verificherà nel nostro sistema economico man mano che andiamo avanti - ha concluso Artioli - credo che lo spazio di crescita dell'impresa della produzione italiana sia enorme nel campo dei servizi , bisogna semplicemente che lo Stato italiano capisca che se si vuole crescere dai servizi deve il pubblico e deve entrare il privato e in questo credo che il su il tema delle cooperative abbia spazi enormi di crescita».

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