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La famiglia Castagna: bisogna perdonare

ERBA (COMO) - L'odio è una strada chiusa che non porta da nessuna parte: «Sono più vittime quelli che hanno ucciso che chi è morto. Noi non proviamo odio ma pena, e questa è una strada che apre le porte al perdono». Parole di chi ha perso nella strage gli affetti più cari, i componenti rimasti della famiglia Castagna.
Mentre nel cortile dell'orrore in via Diaz qualcuno attacca ai cancelli cartelli contro i coniugi Bazzi-Romano («Vergognatevi - devono darvi in pasto ai detenuti»), e mentre nel carcere del Bassone i detenuti urlano fragorosamente contro gli «infami» finiti dietro le sbarre, a casa Castagna si sentono solo parole di fede e rassegnazione.
«Bisogna perdonare... - ripete Carlo Castagna - l'odio non porta da nessuna parte». «Preferiamo far parte della famiglia delle vittime perchè quella degli assassini sta anche peggio di noi - aggiunge il fratello di Raffaella, Giuseppe -. Quei due hanno ucciso prima di tutto sè stessi. Vivranno con il rimorso e lasciano le loro famiglie nella vergogna».
L'epilogo delle indagini sul massacro di un mese fa con l'arresto e la confessione dei due vicini di casa Olindo Romano e Rosa Bazzi, ha lasciato in casa di Carlo Castagna, industriale dei mobili e del design, tanto disagio che si è aggiunto al dolore. «E dire che un presentimento lo avevo avuto quando quella sera nel cortile di via Diaz ho sentito il peso di uno sguardo su di me - ha raccontato Carlo Castagna -. Ero sconvolto dal dolore, ma mi sono voltato di scatto e ho incrociato gli occhi dell'Olindo che sembrava guardami con tanta pietà».
Ma i sospetti si erano concretizzati alcuni giorni dopo quando a casa Castagna erano arrivati gli inquirenti. «Allora, signor Castagna - aveva detto all'uomo sconvolto l'ufficiale dei carabinieri -, adesso ci parli un pò di quei vicini di casa di sua figlia, l'Olindo e sua moglie».
Ora la famiglia Castagna vuole solo rinchiudersi nel suo lutto: sabato mattina ci saranno i funerali di Paola Galli, moglie di Carlo e mamma di Raffaella, nella parrocchia principale di Erba. Nelle stesse ore si svolgeranno anche quelli della vicina di casa, Valeria Cherubini, il cui marito Mario Frigerio, gravemente ferito, è l'unico superstite del massacro. Le salme di Raffaella e del figlio saranno invece portate dal marito in Tunisia per un funerale con rito musulmano.
A Erba nel cuore della Brianza ora tutti vorrebbero lasciarsi alle spalle l'incubo che ha sconvolto la vita della tranquilla cittadina per oltre un mese. Oggi era giorno di mercato che svolge proprio a ridosso della centrale via Diaz e non si parlava d'altro. Ma in tanti hanno continuato a portare mazzi di fiori, pupazzi di pelouche, messaggi su foglietti, davanti al cortile dell'odio. Alla fine qualcuno ha strappato i biglietti velenosi contro i coniugi Bazzi-Romano, per lasciare appesa al cancello la poesia delicata di un bambino.

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