Sabato 15 Dicembre 2018 | 13:17

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Rosa, l'odio per un bambino di una mamma mancata

strage di Erba, Rosa Bazzi ed il piccolo YoussefERBA (COMO) - Quel bambino per lei era una spina nel fianco, un ago che le si conficcava nel cuore ogni volta che lo sentiva piangere, strillare, fare i capricci. Lei, Rosa Bazzi, non aveva potuto avere figli e pare detestasse quel piccolino figlio dell'amore e di due culture diverse.
Nel massacro di Erba il ruolo più atroce, se tutto verrà confermato, lo ha svolto la moglie del netturbino Olindo Romano, una brianzola poco più che quarantenne, piccolina, capelli tagliati corti, la mania dell'ordine e della pulizia. È lei che, secondo la sua stessa ammissione, avrebbe tagliato la gola a Youssef Marzouk, due anni e mezzo, figlio di Raffaella Castagna e Azouz. Con una ferocia tale che lo ha quasi decapitato. Al punto che il soccorritore che per primo gli si è avvicinato la sera della strage, vedendolo, è scappato inorridito a vomitare nel cortile.
«Piangeva, piangeva, mi faceva scoppiare la testa»: ha ripetuto più volte, come a giustificarsi, la donna agli inquirenti. Nella sua linda abitazione, al piano sotto quello della famiglia Castagna, nel cortile di via Diaz, quegli strilli e quei gridolini la colpivano come martellate. «Qualche volta si era lamentata anche con noi - raccontano ora i vicini -. Sapevamo che tra le due famiglie non correva buon sangue, ma mai avremmo immaginato che si arrivasse al quel punto».
Certo la mania di Rosa Bazzi per l'ordine e il silenzio spesso faceva ridere. Pare che qualche volta andasse con il marito a dormire nel camper (rimasto a lungo parcheggiato nel cortile davanti casa e rimosso proprio stasera), per sfuggire infastidita al rumore dei vicini.
«Io non li conoscevo, ma credo che alla base di quanto successo ci sia qualcosa che va oltre i rancori di cortile - ha detto il fratello di Raffaella, Giuseppe -. Motivi che vanno ricercati lontano: quei due erano due persone infelici, lei non aveva mai conosciuto la gioia di avere dei figli». Un rimpianto che forse si è trasformato in un tarlo che, coniugato a tanti altri problemi, ha sconvolto la vita ai due.

«Attenuanti» che Azouz, il papà di Youssef, respinge con disgusto: «Non parlatemi di raptus - esplode davanti a chi usa quel termine per spiegare il delitto -, tutti quelli che uccidono possono essere presi da raptus. Lei è una donna malvagia e cattiva».
«Malvagia e cattiva» sono anche gli aggettivi con cui descrive sua figlia la stessa madre di Rosa Bazzi. Lisa Bazzi vive a poche centinaia di metri da via Dia, ma non vede la figlia da anni. Oggi l'anziana donna si è chiusa in casa e non ha voluto vedere nessuno ma nei giorni scorsi si era lasciata spesso andare a commenti pieni di disperazione e dolore. «Quanti dolori mi ha dato quella figlia - si lamentava - quanti me ne sta dando, lo sapevo che sarebbe finita così». Ma forse neppure lei immaginava fino a quale punto e con quanta freddezza avrebbe continuato per quasi un mese a spolverare, pulire, tirare a lucido i vetri della sua casetta, passando fra le transenne che delimitavano la scena del delitto, dribblando giornalisti e telecamere. Spesso infastidita, ma alle volte pure disposta ad asciugarsi una lacrima rilasciando qualche intervista sulla triste fine di quell'angioletto biondo.

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