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I prezzi alti in Italia per poca concorrenza tra produttori

petrolio in NigeriaBRUXELLES - Il settore dell'energia europeo «delude» l'Antitrust comunitario, che boccia gli operatori storici - quindi anche gli italiani Eni ed Enel - accusandoli di mantenere «posizioni dominanti» nei rispettivi mercati e raccomanda come rimedio «più efficace» la piena separazione della proprietà tra le reti di trasporto dell'energia e i produttori.
Il rapporto conclusivo dell'indagine settoriale sul mercato dell'energia avviata dalla Commissaria alla concorrenza Neelie Kroes nel 2005, non lascia ombra di dubbio: le liberalizzazioni non hanno prodotto l'effetto desiderato e a farne le spese sono oggi i consumatori, le aziende e l'economia in generale.
Pesante è anche il giudizio sull'Italia, un paese che presenta ancora «motivi di preoccupazione». Il mercato dell'energia nazionale ha fatto «molta strada» verso la «piena concorrenza», ma il controllo da parte dell'Eni di «tutte le infrastrutture di importazione del gas impedisce il pieno sviluppo della concorrenza».
Il rapporto conferma che i mercati dell'energia Ue «non funzionano in modo adeguato, per dirla in modo molto diplomatico», ha esordito la Kroes, che ha presentato le sue conclusioni dopo l'illustrazione del piano strategico fatta dal presidente dell'esecutivo Ue Josè Manuel Barroso.
«La conclusione deludente di questo rapporto è che oltre dieci anni dopo l'avvio delle liberalizzazioni siamo ancora lontani da un mercato unico dell'energia competitivo e funzionante a dovere - ha proseguito la Commissaria -. Di conseguenza, i consumatori, le aziende e l'economia in generale non beneficiano ancora appieno dei vantaggi che dovrebbero derivare dall'apertura di questi mercati in termini di prezzi più bassi e di una migliore scelta dei servizi».
La Kroes non ha dubbi: «Gli operatori storici hanno ancora posizioni dominanti sui loro mercati tradizionali». Quindi, ha proseguito, «per garantire una vera concorrenza i nuovi entranti devono avere accesso ai fornitori dell'energia, alle reti e ai consumatori».
In particolare, l'Antitrust Ue ha individuato alcuni «grandi problemi strutturali». Anzitutto, «molti mercati dell'energia sono troppo concentrati - ha detto la Kroes -. La maggior parte degli operatori storici hanno almeno l'80% del mercato del gas nazionale (come succede in Italia, ndr) e anche in molti mercati dell'elettricità il livello di concentrazione è molto alto».
In altre parole, «molti operatori storici hanno mantenuto il controllo del mercato liberalizzato e questo non è certo ciò che avevamo in mente», ha spiegato la commissaria. Allo stesso tempo, i mercati stessi «rimangono di dimensioni nazionali, con pochi nuovi entranti e questo dà agli operatori storici troppo spazio per esercitare potere di mercato e quindi imporre prezzi alti». Come se non bastasse, «per proteggere le proprie posizioni di mercato ed i propri profitti, gli operatori storici utilizzano pratiche che rendono difficile la concorrenza per i nuovi entranti», ha aggiunto.
Resta poi il nodo dell'elevato grado di integrazione verticale, cioè una «insufficiente separazione della proprietà tra le reti di trasporto dell'energia ed i produttori». Ma quando gli operatori storici controllano le reti, controllano anche il mercato della fornitura. Per questo, ha sottolineato più volte la Kroes, «la piena separazione della proprietà è assolutamente il modo più efficace per garantire una scelta agli utilizzatori di energia e incoraggiare maggiori investimenti».
In questo quadro, in Italia gli «operatori storici hanno mantenuto una posizione dominante nei propri rispettivi mercati ed esercitano un notevole potere di mercato». I prezzi dell'elettricità, inoltre, «sono sostanzialmente più alti» rispetto a «gran parte dei paesi Ue e l'interesse per l'elettricità importata a prezzi più bassi provoca un serio problema di congestione sulle linee di interconnessione».
Il nostro paese, poi, è in ritardo sulle fonti di energia rinnovabile. «Nonostante un forte sviluppo nei settori dell'eolico, del biogas e del biodiesel - si legge infatti nel rapporto della Commissione Ue -, l'Italia è ancora molto lontana dal raggiungere gli obbiettivi fissati sia a livello nazionale sia a livello europeo».

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