Venerdì 14 Dicembre 2018 | 03:40

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Crisi del petrolio - Si acuisce la crisi fra l'Europa e la Russia

Angela Merkel Si alza il livello dello scontro, dopo la crisi tra Mosca e Minsk, che ha portato al blocco delle forniture petrolifere russe verso l'Europa. Il cancelliere tedesco, Angela Merkel punta il dito contro il Cremlino, sostenendo che il fatto che la Germania non sia stata informata della chiusura dei rubinetti da parte di Mosca ha «distrutto la fiducia» nella Russia come fornitore di petrolio. E subito il presidente russo Vladimir Putin corre ai ripari, replicando che Mosca «è pronta a fare tutto il necessario per proteggere gli interessi dei consumatori europei».
Intanto, mentre anche l'Ungheria, dopo Germania, Polonia, Slovacchia e Repubblica ceca, si aggiunge alla lista dei Paesi europei rimasti a secco, la Commissione Ue alza anch'essa i toni. «È inaccettabile - sostiene il portavoce del commmissario Ue all'Energia, Andris Piebgals - che i Paesi fornitori dell'energia di transito non informino le loro controparti sui problemi di approvvigionamento». Bruxelles rinnova poi il suo invito ai due contendenti a «ristabilire immediatamente le forniture di petrolio», mentre anche la Merkel, in qualità di presidente di turno dell'Unione, fa sapere che si recherà quanto prima a Mosca per discutere con Putin il rinnovo del dell'accordo di partenariato tra la Russia e l'Ue, che scade a fine anno.
Mentre sale la tensione tra l'Europa e la Russia, Putin convoca al Cremlino un vertice per cercare di risolvere la crisi con Minsk. All'incontro parteciperà una delegazione bielorussa, guidata dal vice premier, Andrei Kabyakov. Lo scontro tra i due paesi è improvvissamente lievitato ieri, quando Mosca ha deciso di chiudere i rubinetti del suo petrolio verso l'Europa, accusando la Bielorussia di rubare del greggio in transito sull'oleodotto Druzhba. Minsk ha replicato di essersi appropriata del petrolio come risarcimento per i dazi sul greggio russo in transito, che aveva iniziato ad applicare a partire dal primo gennaio. Il risultato è che il petrolio russo ha smesso di affluire verso l'Europa, rendendo incandescenti i rapporti tra la Russia e l'Occidente.

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