Martedì 11 Dicembre 2018 | 08:35

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Il procuratore: contro i coniugi Romano elementi solidi. I due si difendono: siamo innocenti

COMO - «I provvedimenti si fondano su un quadro probatorio articolato, eterogeneo e convergente». A parlare è il procuratore di Como, Alessandro Maria Lodolini sul fermo dei coniugi Romano Olindo e Angela Rosa Bazzi, accusati della strage di Erba. Nell'abitazione di via Diaz, lo scorso 11 dicembre, sono stati uccisi Raffaella Castagna, il figlio Youssef di 2 anni, la nonna del bambino, Paola Galli e una vicina di casa, Valeria Cherubini.
La Procura «pur nella convinzione della solidità degli elementi raccolti, sottolinea che il provvedimento è in fase cautelare e che, fino alla condanna definitiva, vige la presunzione di non colpevolezza degli indagati». Provvedimenti restrittivi che «in relazione ai gravi fatti di sangue avvenuti in Erba»,sono stati disposti nei confronti di due indiziati ed eseguiti oggi dai carabinieri. «E' stata posta ogni attenzione - si conclude nel comunicato diffuso dal procuratore - affinché l'esecuzione avvenisse, come prescritto dalla legge, nel pieno rispetto della riservatezza e della dignità degli interessati». I coniugi Romano sono stati portati nel carcere comasco del Bassone.

I CONIUGI: SIAMO INNOCENTI
«Siamo innocenti». È quanto starebbero ripetendo da oltre due ore Olindo Romano e la moglie Angela Rosa Bazzi, i due coniugi di Erba fortemente sospettati di essere coinvolti nella strage di via Diaz, in quella stessa cascina dove abita il corpulento netturbino 47enne finito sul registro degli indagati nel fine settimana insieme ad altri due uomini (un extracomunitario vicino all'entourage di Azouz Marzouk, marito di una delle vittime, e un altro uomo di grossa stazza vicino, invece, agli ambienti famigliari di Raffaella Castagna). Entrambi potrebbero uscire già nelle prossime ore dalla scena investigativa. Marito e moglie, invece, si trovano nella caserma dei carabinieri di Erba. Secondo alcune indiscrezioni, finora avrebbero respinto categoricamente ogni loro coinvolgimento e avrebbero ribadito che quella sera erano in una pizzeria di Como. «Non ricordo quale - aveva detto la donna ai giornalisti nella giornata di sabato -. Una nella zona del lungolago». A conferma di questa versione i due coniugi avrebbero presentato anche una ricevuta fiscale. Ma pare che nel loro alibi rimanga un buco. Prima di andare in pizzeria sarebbero andati, a loro dire, in giro per negozi dopo essere usciti da casa un'ora prima del massacro.

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