Domenica 16 Dicembre 2018 | 18:43

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Prodi «preoccupato», per Berlusconi «un errore storico»

Prodi e BerlusconiROMA - Da Prodi a Berlusconi. La condanna dell'esecuzione di Saddam Hussein come un grave errore e la fonte di nuova violenza unisce il capo del governo e quello dell'opposizione. Anche per questo Giorgio Napolitano può farsi «interprete dei sentimenti del popolo italiano e degli alti valori morali e giuridici della Costituzione» nel confermare la contrarietà del nostro Paese «ad ogni sentenza di morte», come recita un asciutto comunicato del Quirinale. Una riprovazione condivisa da tutti gli esponenti del governo, dai rappresentanti della maggioranza e da gran parte di quelli della opposizione, ad eccezione di singole voci fuori dal coro.
Oltre a ribadire la sua contrarietà alla pena capitale, il premier Romano Prodi ha espresso preoccupazione per l'acuirsi delle violenze in Iraq. «Un aumento delle tensioni - ha detto - già registrato nelle prime ore dopo l'esecuzione». Fausto Bertinotti, presidente della Camera, pur ricordando che Saddam era un «dittatore» che ha praticato «distruzione e violenza», sottolinea che ciò non «sminuisce l'orrore e il rifiuto» della pena capitale.
Una posizione condivisa dai ministri del governo. Per il Guardasigilli Clemente Mastella la morte dell'ex rais «non porterà certo alla soluzione dei problemi in Iraq». Di «grave errore» parla anche il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, che condanna anche la diffusione delle immagini che precedono l'impiccagione. Emma Bonino, invece, giudica l'esecuzione «un'occasione persa» per il «nuovo Iraq».
Anche nel mondo politico la riprovazione è pressochè unanime. Piero Fassino, segretario dei Ds, teme che la morte dell'ex rais «alimenti una spirale di conflitti» acuendo le divisioni fra sunniti e sciiti, oltre che la «contrapposizione fra Occidente e Islam». Critico nei confronti della politica statunitense è Franco Giordano. «L'unica democrazia esportata in Iraq è quella di Abu Grahib e delle sentenze capitali», attacca il segretario di Rifondazione comunista. Per Pierluigi Castagnetti (Margherita) «si è regalato al terrorismo islamista l'icona di un martire», mentre il Verde Paolo Cento tira in ballo il centrodestra: «Ci sono responsabilità politiche da parte dell'ex governo Berlusconi che ha portato l'Italia nell'avventura militare in Iraq».
Anche dall'opposizione si leva un coro di condanna. Durissimo Silvio Berlusconi che parla di «errore politico e storico». L'ex premier, pur ribadendo la «legittimità» del tribunale che ha emesso la sentenza, parla esplicitamente di «passo indietro nel percorso dell'Iraq». Il leader di Forza Italia, infine, difende la decisione di inviare le truppe: «La civiltà in nome della quale il mio governo decise la missione di pace contempla il superamento della pena di morte».
Ma se anche altri esponenti azzurri, come Roberto Formigoni, parlano di «errore umano e politico», il vice coordinatore Fabrizio Cicchitto preferisce criticare «l'indignazione a senso unico» di chi nella maggioranza resta in silenzio di fronte alle esecuzioni in Cina e a Cuba.
In Alleanza Nazionale, alla censura di esponenti come Altero Matteoli e Gianni Alemanno, si accompagnano voci dissonanti. Per Maurizio Gasparri, ad esempio, «è impossibile versare lacrime per chi ha massacrato il proprio popolo», mentre Francesco Storace chiede alla sinistra una «condanna morale» per l'esecuzione di Benito Mussolini a piazzale Loreto.
Anche i Riformatori e Liberali di Benedetto Della Vedova puntano il dito contro l'indignazione della maggioranza e coinvolgono nelle critiche il Quirinale per non aver preso posizione contro analoghe esecuzioni a Pechino.
Ferma la riprovazione dell'Udc che per bocca del suo segretario Lorenzo Cesa ribadisce che «la vita è sacra» e sottolinea che l'impiccagione «accresce le distanze tra i nostri valori e quelli del mondo islamico».
L'unico che si dice espressamente favorevole alla sentenza è il leghista Roberto Calderoli. «Prego e provo pietà per lui, ma era necessario che pagasse per le barbarie commesse», è il giudizio del vice presidente del Senato.
Federico Garimberti

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