Sabato 15 Dicembre 2018 | 12:27

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La Puglia che cresce punta sulla ricerca

Luci ed ombre, punte di eccellenza e ricercatori vecchi. Una panoramica del sistema della ricerca nelle Università, centri specializzati ed imprese, attraverso le parole dei protagonisti di Rita Schena
• Cnr di Puglia, centro di eccellenza per la ricerca agroalimentare • La ricerca ha bisogno di tempi lunghi. Paola Lavermicocca, «mamma» del carciofo probiotico • Gianluigi De Gennaro: «La ricerca deve svecchiare»
Come spesso accade la realtà è composta da luci ed ombre e il sistema della ricerca in Puglia non fa eccezione: punte di eccellenza e di grande supporto per il sistema produttivo locale si affiancano a deficit organizzativi che possono di fatto frenare la crescita. Il settore della ricerca è vecchio, nell'età di chi se ne occupa principalmente, con tutto quello che ne deriva e pochi sono gli investimenti.
L'Italia ha una spesa percentuale per la ricerca rispetto al Pil ben al di sotto della media europea, sia per il comparto industria, sia per il settore universitario. Da dati Istat del 2005 risulta che la media di investimento in Europa è dell'1,14% nell'Università e lo 0,68% nel privato; in Italia i valori sono rispettivamente dello 0,56 e 0,48; ben lontani dalla Svezia che è il paese leader con 2,88 e 0,97. Peggio di noi solo la Grecia e la Spagna. «Già questi dati dovrebbero farci riflettere - sottolinea Gianluigi De Gennaro ricercatore della facoltà di Chimica di Bari - ma se a questi numeri si incrociano altri valori del Miur si evidenzia tutta la questione italiana. Nel 1985 la fascia numerica più nutrita di docenti italiani aveva un'età tra i 35 e i 43 anni, quindici anni dopo l'età passa tra i 50 e i 60 anni, in pratica non c'è stato ricambio generazionale, sono rimasti sempre gli stessi. E la situazione si incancrenisce sempre di più: dati Miur mostrano che nel 2006 questa fascia è ulteriormente invecchiata tra i 55 e i 63 anni. L'Università di Bari non fa eccezione: solo l'8% di docenti ha meno di 35 anni, mentre lo zoccolo duro è tra i 55 e i 62 anni».
dati ricerca

«La Puglia rischia di rimanere indietro» è stato sottolineato pochi giorni fa all'inaugurazione della sede Eurispes regionale, la nostra regione è solo 17^ in Italia nella spesa per Ricerca e Sviluppo, pur essendo al quinto posto per livello di crescita economica e adl quarto per dinamicità. Le imprese locali investono pochissimo, da dati del 2003 sono le università a fare da traino con il 58% dei loro budget finalizzati alla ricerca a fronte del 24% delle aziende. E le tendenze rilevate dall'Istat nel 2006 sono di ulteriore calo, con valori che non superano il 10%.
«Se si investisse un po' di più in beni culturali ed innovazione ed un po' meno in pizzica sarei più contento» ha commentato il rettore dell'Università di Bari, Corrado Petrocelli scorrendo i dati.
E un aiuto può arrivare dal VII Programma quadro che l'Unione europea ha avviato per sostenere la crescita e l'occupazione nella ricerca, con i bandi che saranno disponibili dal primo gennaio 2007. «Dobbiamo far sì che quanti più soggetti pugliesi tra università, enti di ricerca e imprese partecipino ai bandi - ha sottolineato il presidente regionale dell'Agenzia regionale per la tecnologia e innovazione, Gianfranco Viesti -. il budget a disposizione è di 50 miliardi di euro».
La sfida appare interessante tanto più che il Programma quadro prevede nove aree tematiche all'interno delle quali intervenire e alcune di queste come la salute, i prodotti alimentari, agricoltura e biotecnologie, l'energia, i trasporti, le nanotecnologie e l'ambiente, sembrano calzare a pennello per la visione futura di crescita della Puglia.
Sempre il VII Programma sostiene le attività di ricerca transfrontaliere per favorire l'eccellenza europea (programma Idee); valorizza il potenziale umano dei giovani ricercatori offrendo loro opportunità di mobilità e formazione (programma Persone); incentivare la creazione di poli di ricerca più attivi nel trasferimento di innovazione a vantaggio delle piccole e medie imprese in regioni in difficoltà. Sembra quasi che in ogni pagina del Programma si parli della Puglia.
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