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Gianluigi De Gennaro: «La ricerca deve svecchiare»

Gianluigi De GennaroBARI - «I migliori cervelli che servono per la ricerca in Puglia non sono quelli in fuga da riattirare a casa, sono quelli in gabbia da liberare» Gianluigi De Gennaro è un giovane ricercatore del dipartimento di Chimica dell'Università di Bari e che ha avviato con un gruppo di colleghi la Lenviros srl, una società derivata in spin off dalla facoltà di Chimica di Bari che si occupa di educazione e ricerca in ambito ambientale.
«Io sto facendo esattamente quello in cui credo di più - sottolinea De Gennaro - ricerca di 'servizio' per l'Università. Non sempre l'Università riesce ad occuparsi di tutte le attività di ricerca che dovrebbe o potrebbe, ha bisogno di una rete di appoggio che invece può essere terreno di lavoro per tante altre società. Con Lenviros proponiamo proprio questo».
Gianluigi De Gennaro è un giovane chimico di 34 anni è di Molfetta e le sue ricerche puntano spesso sul particolato atmosferico, le polveri sottili che soffocano le nostre città, e questa sua attività lo porta spesso a misurarsi con ricercatori di caratura nazionale ed internazionale. E' molto apprezzato per la franchezza e l'irruenza del suo carattere e per le molte attività che riesce a seguire in contemporanea. Qualche settimana fa ha presentato i dati di una sua rilevazione sullo stato della ricerca universitaria in Puglia, durante un convegno alla presenza del presidente della Regione, Nichi Vendola, e le sue considerazioni partite dall'incrocio di dati Istat e del Miur sono state sottolineate dall'uditorio con applausi in stile ola da stadio.
«Mi sono limitato a sottolineare alcuni punti di debolezza che vanno risolti - spiega -. Chi fa ricerca a livello nazionale e regionale sono in genere giovani ricercatori precari, a fronte di una presenza di docenti di vario livello e troppo anziani; poi si parla molto mentre si riesce realmente a fare poco trasferimento di ricerca dai laboratori alle imprese, anche perchè ci sono poche imprese che fanno ricerca, adducendo varie scuse. Gli interventi dovrebbero essere mirati a sostenere la crescita di realtà aziendali che fanno ricerca, come ad esempio gli spin off che possono emergere dalle università».
Quando Gianluigi De Gennaro parla sembra un vulcano di parole in piena eruzione, ci tiene alla propria pugliesità e nello stesso tempo conosce le realtà internazionali con le quali si confronta e che vorrebbe riuscire a replicare anche in Puglia, solo che questo significa riuscire a scardinare un sistema universitario ormai arroccato in posizioni difensive, come un castello medievale, che preferisce riprodurre modelli vecchi piuttosto che misurarsi con il nuovo, che potrebbe destabilizzare le stratificate gerarchie di potere.
«A 34 anni io sono il più giovane ricercatore del dipartimento di Chimica della facoltà - sottolinea - le generazioni precedenti alla mia avrebbero già avuto accesso alle cattedre, come sottolinea anche la rilevazione che ho presentato mettendo a confronto dati del 2001 e del 1985. Questo perchè negli ultimi dati le politiche universitarie hanno spinto di più sui passaggi di fascia all'interno dei ruoli, che non sull'immissioni di nuove forze giovani. Questo ha rallentato tutti i processi di ricerca. Un altro rallentamento è l'eccessiva presenza di personale precario, con tutto quello che questo comporta in termini di soddisfazione per il proprio lavoro o frustrazione».
De Gennaro contesta inoltre le politiche per far rientrare i cervelli in fuga: «Chi è andato via ha già elaborato il suo lutto, si è assestato, perchè sprecare tante energie che invece potrebbero essere investite puntando sui tanti giovani che sono ancora qui a disposizione?».
Il secondo nodo da sciogliere è incentivare le aziende a fare ricerca in modo che tanti giovani ricercatori possano trovare una collocazione al di fuori delle strutture pubbliche e si realizzi veramente quel volano che porta alla crescita complessiva di un territorio. «Due devono essere le strategie: sostenere la cooperazione tra piccole imprese ed attrarre le grandi imprese che vogliono insediarsi sul territorio per fare ricerca. In questi anni invece si è preferito creare tutte le facilitazioni solo per grandi aziende che si sono insediate per sfruttare il nostro territorio. Lo hanno devastato e che valore aggiunto hanno creato? I posti di lavoro? Ma a quale prezzo? La Puglia è la quinta regione in Italia per numero di ricercatori attivi, la quart'ultima per numero di imprese che fanno ricerca: per sostenere l'innovazione dobbiamo ribaltare questi numeri». (R. Sche.)

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