Domenica 16 Dicembre 2018 | 21:34

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Cnr di Puglia, centro di eccellenza per la ricerca agroalimentare

Angelo Visconti, direttore Cnr di PugliaBARI - Più di ottanta progetti in corso, cinquanta ricercatori contrattualizzati a tempo indeterminato ed altrettanti tra collaboratori e personale a progetto, quasi una cinquantina di imprese coinvolte solo nel progetto Agribit, nove milioni di budget a disposizione, sono solo alcuni dei numeri dell'Ispa, l'Istituto di scienze delle produzioni alimentari, in pratica la sede del Cnr in Puglia.
«Possiamo affermare di essere il più importante centro di ricerca nazionale nell'agroalimentare - sottolinea con orgoglio il direttore Angelo Visconti - e d'altro canto siamo in un territorio privilegiato, la Puglia è regione di eccellenza per la produzione agricola, noi rappresentiamo e ci proponiamo come rete di supporto a queste produzioni».
La parola magica è «rete», il direttore Visconti insiste molto su questo concetto mente dettaglia i principali progetti dell'Istituto: «lavorare insieme è la nostra forza. Il Cnr opera in rete per antonomasia, l'Ispa ha rafforzato questa strategia sin dalla sua formazione. Nato dall'accorpamento dell'Istituto tossine e micotossine da parassiti vegetali (Item) con l'Istituto sull'orticoltura industriale (Isoi), oggi è centro importante per il trasferimento di innovazione in campo agroindustriale, proprio perché siamo riusciti ad ottimizzare ricerche di laboratorio con prove sul campo e per una applicazione industriale».
Bari non è l'unica sede regionale, un altro importante centro è a Lecce, dove si approfondiscono le ricerche sulle biotecnologie alimentari, ma sempre a rete ci sono anche collegati gli istituti di Milano, Torino, Sassari, con realtà di partecipazioni che mutano e si arricchiscono a seconda dei progetti portati avanti.

«La multiattività su progetti europei, regionali o nazionali è la nostra forza - spiega Visconti - è quello che ci permette di continuare a lavorare in relativa tranquillità nonostante i tagli di cui si parla tanto in questa Finanziaria. In pratica riusciamo a camminare con le nostre forze, certo un aiuto non sarebbe male, anche perchè di lavoro ce ne sarebbe tanto, riceviamo continuamente stimoli dalle aziende del territorio a sviluppare ricerca su vari fronti e non sempre riusciamo a star dietro a tante idee e domande».
Tra i progetti appena conclusi, ma ancora in evoluzione attraverso una società in spin off che si sta costituendo in derivazione, il Sinsiaf, che ha sviluppato un sistema integrato per la tracciabilità, analisi e sicurezza del grano duro. «Sinsiaf è durato tre anni, sino alla fine del 2005, ne erano coinvolte dieci imprese tra cui Barilla. Oggi quell'impegno sta dando vita ad una nuova piccola azienda che è in studio di fattibilità e che dovrebbe fornire servizi di laboratorio all'avanguardia per pastifici ed aziende di settore. Con tecniche sperimentate durante il progetto si è arrivati ad analizzare e tracciare il grano duro per attestarne le proprietà nutrizionali e la qualità in soli 10 minuti. Oggi le aziende o le strutture pubbliche che abbiano necessità di questo servizio devono inviare i campioni a Napoli ed aspettare tempi molto più lunghi per le risposte».
Sempre legato a ricerche sul grano duro, un altro progetto vede insieme l'Ispa-Cnr, l'Università di Bari come capofila e Divella, per testare una produzione di pasta che riduca l'intolleranza al glutine nei soggetti celiaci.
Mentre si parla con il direttore nel suo studio, trilla il telefono, è un ricercatore di Lecce, Francesco Grieco, che relaziona su un nuovo progetto in partenza per il gennaio 2007. E si salta dal parlare del grano al vino.
«Innowine mira a selezionare i lieviti in cantina più adeguati per migliorare la qualità e la sicurezza alimentare dei vini pugliesi - spiega Grieco - avrà la durata di tre anni e vede coinvolte sei cantine di Bari, Taranto e Lecce, oltre a due laboratori dove saranno sviluppate le biotecnologie necessarie».

«Grano e vino non esauriscono le nostre ricerche - sottolinea Visconti - il nostro fiore all'occhiello è sicuramente il progetto Agribit (www.agribit.net) finalizzato al trasferimento di innovazioni biotecnologiche al sistema agroalimentare pugliese, sono coinvolte una cinquantina di piccole e medie imprese e rappresenta esattamente quello che è la nostra missione: essere di supporto con le nostre ricerche al sistema aziendale locale, tanto più a quelle piccole realtà produttive per le quali è impossibile da sole svolgere attività di ricerca ed innovazione. In questo senso un apporto importante viene dal centro di sperimentazione La Noria a Mola di Bari, dove ad esempio si stanno portando avanti ricerche di produzioni orticole fuori dal suolo, ma anche studi per la conservazione della biodiversità autoctona e sistemi di coltivazione a basso impatto ambientale. La competenza acquisita dal centro, sotto la guida del responsabile Sebastiano Vanadia, unita alle ricerche sulle micotossine ha portato, ad esempio, al brevetto internazionale sul carciofo pro-biotico della dottoressa Paola Lavermicocca».

Ma in tanta attività di ricerca, come sono i vostri rapporti con l'Università?
«Diciamo che potrebbero essere migliorati - risponde sorridendo Visconti - nel senso che le nostre attività di ricerca finalizzata all'industrializzazione sono ormai consolidate, così come la capacità di lavorare in rete, fare sistema e condividere esperienze e meriti. L'Università porta avanti la sua ricerca, ma ha anche finalità didattiche, i tempi ed i metodi non sempre collimano. Più che i rapporti con l'Università bisognerebbe migliorare i tempi per accedere ai finanziamenti, sono questi ritardi che a volte ci impediscono di operare secondo le necessità del mercato». (R. Sche.)

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