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La ricerca ha bisogno di tempi lunghi. Paola Lavermicocca, «mamma» del carciofo probiotico

Paola Lavermicocca, CnrBARI - «La ricerca non può muoversi da sola, così come le imprese hanno bisogno di noi ricercatori, chi si occupa di ricerca non può prescindere dagli stimoli che arrivano dal mercato e dalla società. Per quanto mi riguarda mi è di grande stimolo vedere nel concreto il prodotto finale a disposizione del consumatore che deriva dalle mie ricerche e soprattutto valorizzare la mia terra e le sue ricchezze naturali». Paola Lavermicocca è primo ricercatore presso l'Ispa-Cnr di Bari, la «mamma» del carciofo probiotico (tra i corridoi i colleghi affettuosamente lo definiscono «supercarciofo») che nel 2005 è diventato brevetto dell'Istituto. «I batteri probiotici sono i batteri utili alla salute umana perché agiscono come antibiotici naturali a difesa dell'organismo - spiega Lavermicocca - come ricercatrice pura mi sarebbe bastato terminare i miei studi e pubblicare i risultati per essere soddisfatta. Invece il mio interesse è sempre stato quello di produrre qualcosa di utile, ecco perché ho deciso poi di presentare la domanda di brevetto».
Il brevetto è stato ora acquistato da una azienda toscana, la Copaim di Albinia in provincia di Grosseto, che si occupa di gastronomia vegetale e che a Trinitapoli ha una azienda collegata, la Chiavicella, dove si stanno sperimentando i «supercarciofi» per la produzione industriale.
Appare quasi inutile sottolineare che nessuna di queste ricerche riguarda organismi geneticamente modificati, tutte le selezioni sono portate avanti con batteri che esistono in natura e che vengono esclusivamente selezionati per avere il ceppo più produttivo o più facilmente impiantabile sul vegetale.
«Ora la mia ricerca sta puntando anche ad altri ortaggi - sottolinea Lavermicocca - olive, che sono state con l'ulivo tra i primi protagonisti delle mie ricerche, ma anche melanzane ed altri vegetali. Spero che tra breve si potrà avere questi prodotti sugli scaffali dei supermercati, per me sarà un bel traguardo, dopo un percorso lungo ed a volte anche duro».
Chi è fuori dai laboratori può non avere ben chiari i tempi di svolgimento per progetti di ricerca del genere, che invece durano anni, con risultati non sempre garantiti. «E' il problema che specie alle piccole imprese appare insormontabile - spiega la ricercatrice - i tempi ed i costi per fare innovazione appaiono impossibili da sostenere, ecco perché nei nostri progetti cerchiamo di lavorare insieme a più aziende: solo tante forze insieme raggiungono il risultato. E alla fine anche per le piccole aziende il vantaggio competitivo è quello di poter contare su un centro di ricerca quasi a costo zero e sotto il controllo costante della comunità scientifica».
Il volano economico è racchiuso in questa strategia di collaborazione reciproca tra mondo della ricerca scientifica ed imprese, senza la quale un territorio è destinato ad essere messo al margine. (R. Sche.)

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