Lunedì 17 Dicembre 2018 | 07:55

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Per «The Indipendent» gli aiuti non sono arrivati, insufficiente la sicurezza nell'area

LONDRA - Due anni dopo il maremoto che ha sconvolto l'Oceano Indiano uccidendo 230.000 persone il turismo nell'area è tornato ed ha superato i livelli del 2004, ma due terzi degli sfollati ancora non hanno riavuto la casa, mentre gran parte dei fondi non risultano ancora inviati e soprattutto i sistemi di sicurezza progettati non sono stati realizzati se non in scarsa misura. È il duro atto d'accusa contenuto in una inchiesta dedicata da «The Independent» al bilancio della ricostruzione del dopo tsunami. La gara di solidarietà che mosse l'intera comunità internazionale all'indomani del cataclisma, insomma, fu largamente inutile.
Se la tragedia si ripetesse, scrive il quotidiano, troverebbe «l'area del tutto impreparata». Se non altro perchè «solo una frazione dei dispositivi di allarme e di misurazione del livello delle acque sono in loco, nonostante l'allarme dei geologi per i quali la catastrofe si potrebbe verificare nuovamente in ogni momento».

Al tempo stesso «molti milioni di euro in aiuti promessi dai vari governi stranieri, non sono stati versati, e solo un terzo di quanti sono rimasti senza casa due anni fa hanno ritrovato un tetto».
Prima dello tsunami l'Unesco e altre agenzie delle Nazioni Unite avevano più volte sollecitato i paesi dell'area a predisporre un sistema di rilevamento che, sul modello di quello in funzione da 35 anni nel Pacifico, potesse lanciare per tempo l'allarme. Dopo la tragedia venne concordata tra i governi interessati la sua realizzazione, ma le prime azioni concrete vennero compiute solo dopo tre mesi, e dopo che un secondo terremoto di minore intensità aveva investito la regione.
Ancora adesso, però, «solo cinque delle 16 boe oceaniche previste dal progetto, e solo 27 dei 50 misuratori, risultano istallate. I governi coinvolti non sono ancora riusciti a trovare un accordo completo sulla messa in comune delle informazioni sulle variazioni del livello delle acque oceaniche, e solo pochi paesi sono in possesso di adeguati sistemi di allarme».

Il paese più avanti con la realizzazione dei sistemi di sicurezza è lo Sri Lanka, che due anni fa fu tra i più colpiti. La Thailandia, allora fortemente criticata per non aver avvertito per tempo i paesi vicini dell'arrivo dell'onda assassina, ha organizzato un centro nazionale di monitorizzazione, costruito una serie di torri di avvistamento lungo la costa e messo a punto un piano di evacuazione villaggio per villaggio. Però, scrive l'Independent, «nell'area dove il cataclisma si abbatté con maggiore violenza, la provincia indonesiana di Aceh, di torri di avvistamento ne è stata costruita una sola, e nessuno pare sapere come possa entrare in funzione in caso di necessità».
Se poi l'Unesco ha cambiato area di intervento, passando dai sistemi di sicurezza all'istruzione infantile tra le popolazioni colpite, è innegabile che «i paesi donatori hanno iniziato a trascinare i piedi con il decrescere dell'ondata di attenzione da parte delle rispettive opinioni pubbliche».
Ad esempio la Gran Bretagna, «che aveva promesso 65 milioni di sterline per Aceh e Nias, ne ha spediti un quinto». La Cina «ha offerto nel tempo fino a 138 milioni di dollari al solo Sri Lanka, ma ne ha mandato uno solo. Il Kuwait, a quanto pare, dei 13 milioni di dollari promessi alle Maldive nemmeno uno».
Sempre ad Aceh «circa 70.000 persone sono ancora stipate, spesso intere famiglie in una sola stanza, nelle baracche costruite come ricoveri temporanei, in condizioni sanitarie insufficienti».
Tutto questo nonostante gli esperti mettano in guardia per il futuro. Il sismologo John McCloskey dell'università dell'Ulster, sentito dall'Independent, prevede con certezza una ripetizione del dramma con epicentro a poca distanza da Sumatra, lasciando al dubbio solo il momento in cui si verificherà.
Eppure i turisti continuano ad arrivare, sempre di più. «Rispetto ad un anno fa le cose vanno veramente meglio», ha dichiarato al quotidiano britannico Gregory Anderson, general manager dell'Hotel Meridien di Khao Lak. L'isola, due anni fa, venne investita in pieno, con migliaia di corpi lasciati dalle acque sulla spiaggia, moltissimi di turisti occidentali. Secondo il manager «il mercato è tornato, più forte di quanto non immaginassimo. I visitatori nei mesi che vanno da giugno a dicembre sono stati di più che non nello stesso periodo di due anni fa, e così anche i nostri introiti».

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