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L'aiuto italiano per 3 milioni di persone

ROMA - Due anni dopo l'onda assassina che fece 35 mila morti nell'isola e oltre 230 mila in tutto il Sud-Est asiatico, c'è un dato che più d'ogni altro spiega il senso, e il successo, dell'impegno italiano per quella tragedia: tre milioni di uomini e donne dello Sri Lanka, il 16,5% dell'intera popolazione, hanno case, ospedali, attività imprenditoriali e scuole ricostruite dalle macerie grazie all' Italia.
Si tratta del dato più significativo di un impegno che il nostro paese ha messo in campo fin dalle prime ore successive alla tragedia e alimentato dalla generosità degli italiani che hanno donato per le popolazioni dello Sri Lanka - dove si è concentrato l'intervento italiano - qualcosa come 45 milioni di euro. Una solidarietà mai vista. E così, mentre dall'Indonesia allo Sri Lanka, dall'India alla Thailandia si susseguono le cerimonie per ricordare quelle centinaia di migliaia di vittime innocenti, l'Italia tira le somme di un intervento che non è ancora concluso (i ritardi sono dovuti in gran parte alla ripresa del conflitto tra Tamil e esercito regolare cingalese) e che in molti, anche all'estero, hanno gia definito un modello da tener presente in caso di tragedie future.
In poco più di un anno e dieci mesi - la prima pietra della ricostruzione fu posata dagli uomini del Dipartimento della Protezione Civile due mesi dopo lo tsunami - l'Italia ha ricostruito e riabilitato 4 ospedali e 14 scuole, oltre 2.200 case, un orfanotrofio, 11 centri per le attività sociali per minori e 11 edifici destinati ad attività di pubblica utilità, bonificati 570 pozzi, fatti interventi su oltre duemila sistemi igienici. Un intervento che si è concentrato anche sul rilancio dell'economia dell'isola: in quest'ottica sono state ricostruite 2.400 piccole imbarcazioni per la pesca e 18 navi peschereccio, 80 magazzini per lo stoccaggio del pescato. Sono stati distribuiti oltre 12mila kit per l'avvio di attività artigianali ed è stato garantito l'accesso al microcredito per circa settemila famiglie. Insomma, un intervento ad ampio raggio su 56 progetti, che ha coinvolto non solo il Dipartimento della Protezione civile, ma anche la Farnesina, le organizzazioni non governative, enti e istituzioni in un lavoro di squadra senza precedenti.

Dei fondi raccolti - oltre 48 milioni di donazioni e 4,5 milioni a carico del Dipartimento per un totale di circa 53 milioni di euro - sono stati spesi 44 milioni, più del 75 per cento. E dei 56 progetti iniziali, 47 sono conclusi e consegnati agli abitanti dello Sri Lanka. I nove che mancano, assicurano dal Dipartimento, verranno conclusi entro la prossima estate, «sempre che siano assicurate accettabili condizioni di sicurezza». Significa che se il conflitto tra Tamil ed Esercito cingalese non dovesse fermarsi, è molto probabile che i tempi slitteranno e che i progetti verranno dislocati in altre zone dell'isola. «Grazie alla fiducia che ci è stata concessa - dicono - siamo riusciti a trasformare la generosità degli italiani in aiuti concreti per le popolazioni, che a due anni di distanza ricordano la tragedia che li colpì e ai quali continuiamo ad essere vicini».

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