Lunedì 17 Dicembre 2018 | 05:32

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Welby, la fine di un calvario

ROMA - La morte di Piergiorgio Welby ha messo fine ad un calvario finito sotto i riflettori per volontà dello stesso paziente, che chiedeva il «diritto ad una morte dignitosa» attraverso il distacco del respiratore che lo teneva in vita. La distrofia muscolare aveva colpito Piergiorgio Welby all'età di 20 anni. Da allora la malattia era peggiorata, lentamente ma inesorabilmente.
Di papà scozzese (fu giocatore in serie A nella Roma), Welby aveva molteplici interessi: appassionato di caccia e di cani, aveva fatto studi classici. Nato a Roma il 26 dicembre 1945 era stato colpito da una forma di distrofia muscolare progressiva. A causa della malattia, a Welby era inibito qualsiasi movimento di tutto il corpo, ad eccezione dei movimenti oculari e labiali, e la sua sopravvivenza era assicurata esclusivamente da un respiratore automatico al quale era stato collegato nel 1997.
Copresidente dell'Associazione Luca Coscioni, nel 2002 aveva aperto un forum sull'eutanasia nel sito www.radicali.it e un suo blog (http://www.calibano.ilcannocchiale.it).
Il 12 giugno del 2005, in occasione del referendum sulla fecondazione assistita e la ricerca scientifica, i radicali lo accompagnarono al seggio per assicurare almeno il suo voto tra i centomila disabili intrasportabili obbligati ad astenersi.
Il suo caso era salito alla ribalta lo scorso settembre, quando Welby scrisse una lettera-appello diretta al presidente della Repubblica chiedendo che gli fosse concesso di staccare la spina.

Dopo l'appello a Napolitano, Welby aveva presentato un ricorso al Tribunale di Roma per ottenere l'interruzione di quello che definiva accanimento terapeutico, attraverso il distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale. L'udienza del tribunale venne fissata per il 12 dicembre e, in vista di questa data, i radicali interruppero, dopo 16 giorni, lo sciopero della fame (che ha coinvolto cittadini, parlamentari, medici e un ministro) che aveva l'obiettivo di ottenere dalle istituzioni una risposta su due punti sollevati dal co-Presidente dell'Associazione Coscioni: la nomina del Comitato Nazionale di Bioetica e, soprattutto, la possibilità per lui di interrompere senza dover soffrire la «tortura» cui era sottoposto. Ma il tribunale aveva preso tempo, non emettendo subito un pronunciamento, che è arrivato il 16 dicembre con un sostanziale 'nò alla possibilità di interrompere la terapia salvavita. Il Consiglio superiore di sanità il 13 dicembre si riunisce e apre un'istruttoria per rispondere al quesito posto dal ministro della salute Livia Turco, se, cioè, quello nei confronti di Welby possa configurarsi o meno come accanimento terapeutico. Il 20 dicembre arriva il parere del Css: gli interventi terapeutici nei confronti di Welby «non sono accanimento terapeutico».

Nella notte tra il 20 e il 21 dicembre il medico Mario Riccio aiuta Piergiorgio Welby a morire. Dopo la conferenza stampa in cui i Radicali raccontano la fine di Welby, il Vicariato nega si possa celebrare per lui una cerimonia religiosa. Intanto la procura di Roma apre un fascicolo relativo alla morte di Welby e il pm ascolta Marco Cappato e Mario Riccio come persone informate sui fatti. Oggi le esequie, celebrate in forma laica.

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