Domenica 17 Gennaio 2021 | 14:16

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In 10 tappe la lotta di Piergiorgio

L'inammissibilità del ricorso di Pier Giorgio Welby, decisa dal tribunale civile di Roma, chiude questa prima fase della vicenda giudiziaria che potrà eventualmente continuare se Welby vorrà impugnare la decisione con un ulteriore ricorso. Queste le 10 tappe più significative della lotta di Welby a partire dal video appello televisivo al presidente della Repubblica.
- 22 SETTEMBRE: all'interno di 'Primo Pianò, l'approfondimento quotidiano del Tg3, Piergiorgio Welby, co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni, da quaranta anni ammalato di distrofia muscolare progressiva, rivolge un video appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in favore dell'eutanasia. «Raccolgo il suo messaggio di tragica sofferenza con sincera comprensione e solidarietà - risponde il Capo dello Stato -. Esso può rappresentare un'occasione di non frettolosa riflessione su situazioni e temi di particolare complessità sul piano etico che richiedono un confronto sensibile e approfondito».
- 23 OTTOBRE: Welby dice di voler rinunciare alla ventilazione polmonare assistita e chiede se sia possibile che gli venga somministrata una sedazione terminale che gli permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire.
- 14 NOVEMBRE: in una lettera inviata ai Presidenti e ai membri delle Commissioni Sanità e Giustizia di Senato e Camera, e per conoscenza, ai Presidenti dei due rami del Parlamento, Welby scrive che nessuno vuole prendersi la responsabilità di staccare il respiratore, e aggiunge che quindi «l'unica via percorribile resta quella della disobbedienza civile», da mettere in pratica insieme con Marco Pannella e altri esponenti radicali in un giorno da decidere.
- 22 NOVEMBRE: alla mezzanotte comincia lo sciopero della fame, aperto anche ai cittadini, proclamato ad oltranza dall'Associazione Luca Coscioni, insieme con i Radicali Italiani. Il 4 dicembre aderisce anche Emma Bonino.
- 27 NOVEMBRE: Welby rivolge ad uno dei due medici che lo segue la richiesta scritta di staccare la spina e la sedazione terminale per non soffrire a causa della mancanza di aiuto nella respirazione.
- 28 NOVEMBRE: il medico che ha ricevuto la richiesta di Welby di staccare la spina del respiratore risponde di non poter esser lui a decidere e di rimettersi quindi alla decisione delle autorità competenti. Aggiunge che «il paziente sta però soffrendo in una maniera incommensurabile».
- 30 NOVEMBRE: il presidente della Camera Fausto Bertinotti parla di «un vuoto che deve essere colmato» a livello legislativo. Il ministro per le Politiche della famiglia, Rosy Bindi, afferma di essere contraria a titolo personale all'eutanasia e che «la legislazione vigente non permette di invocare la sospensione delle cure».
- 1 DICEMBRE: i legali di Welby depositano presso il Tribunale civile di Roma un ricorso d'urgenza volto ad ottenere l distacco del respiratore artificiale sotto sedazione terminale.
- 6 DICEMBRE: il Ministro della Salute Livia Turco, pur sottolineando di essere personalmente contraria a staccare la spina e che una decisione spetta comunque al Parlamento, chiede un parere al Consiglio Superiore di Sanità «per verificare se nel caso del signor Piero Welby i trattamenti sanitari ai quali è attualmente sottoposto siano inquadrabili nell'ambito di forme di accanimento terapeutico».
- 11 DICEMBRE: in un parere preliminare l'ufficio affari civili della procura di Roma afferma che il ricorso di Welby è ammissibile «e va accolto» ma allo stesso tempo non si può «ordinare ai medici di non ripristinare la terapia perché trattasi di una scelta discrezionale affidata al medico».

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