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Fiumicino, la rabbia di chi resta a terra

FIUMICINO (ROMA) - Aerostazione dei voli nazionali pressoché deserta a Fiumicino, a causa dello sciopero di 24 ore dei dipendenti Alitalia aderenti a Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl-ta, Sult-ta, Anpav, Avia e Unione Piloti. Pochi i passeggeri che si aggirano nella grande hall delle partenze tra i banchi check-in della compagnia, la maggior parte dei quali senza il personale addetto alle operazioni di imbarco.
Ma c'è anche chi cerca un aiuto: così una famiglia di italoamericani, genitori, due bambini di 6 mesi e 4 anni e la nonna, giunti questa mattina alle 8.25 al Leonardo da Vinci da Filadelfia con un volo US Airways e che, diretti a Reggio Calabria per trascorrere le festività natalizie, si son visti cancellare il volo. «Per noi è un vero problema - si lamenta Rosa Barilla - Abbiamo 10 bagagli e qui in aeroporto mi sono sentita dire che se vogliamo andare in Calabria possiamo prendere il treno, a spese della compagnia, oppure restare a Roma e provare a partire domani in aereo. Ma come fare, se già qui non so come cambiare il pannolino al bambino più piccolo?».
Al terminal dei voli nazionali fa da contraltare l'area dei check-in delle aerostazioni dedicate ai collegamenti internazionali e intercontinentali, dove ai banchi biglietteria Alitalia per molte ore si è snodata una lunga fila.
Qui la rabbia è spesso mal contenuta, soprattutto tra i viaggiatori stranieri che, ignari, hanno perso le coincidenze.
«Sono arrivata stamattina presto dagli Stati Uniti - dice Jennifer Eisenhauer - Avrei dovuto proseguire il viaggio per il Cairo, ma mi hanno cancellato il volo e qui non sanno darmi informazioni utili. Mi hanno detto di telefonare al call center di Roma, ma la risposta è stata a dir poco sconcertante: non sanno ancora nulla. Che faccio, dormo a Roma?». «Anziché cancellare un volo per Atene - commenta stizzita una giovane ragazza sarda - avrebbero fatto meglio a sopprimere altri voli a corto raggio. Io, che viaggio per motivi di lavoro, come faccio a raggiungere entro questa sera Atene? Se si fosse trattato di una destinazione nazionale, avrei anche potuto optare per un altro mezzo di trasporto alternativo, magari il treno». «I nostri genitori che ci aspettano a Lisbona saranno preoccupati se non ci vedono arrivare entro oggi - dicono Sofia e Maria, due giovani studentesse portoghesi - Stiamo a Roma dallo scorso settembre e già da allora abbiamo acquistato il biglietto per tornare oggi a casa. Se non riescono a trovare una adeguata soluzione, chiediamo che ci rimborsino i soldi».

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