Domenica 16 Dicembre 2018 | 19:27

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Ex spia Kgb avvelenata a Londra - A Mosca gli 007 di Sua Maestà

Alexander Litvinenko LONDRA - Le scie radioattive del micidiale Polonio 210 che ha ucciso l'ex agente del Kgb Aleksandr Litvinenko e contaminato l'ex consulente della commissione Mitrokhin Mario Scaramella portano tutte a Mosca, dove Scotland Yard si prepara ad inviare una squadra di investigatori del reparto antiterrorismo.
Per i detective di sua Maestà in trasferta (dovrebbero essere nove in tutto) la priorità sarà una: interrogare a fondo Andrei Lugovoi, uno dei tre enigmatici «uomini d'affari» russi che Litvinenko vide al lussuoso albergo Millennium di Londra il 1° novembre, lo stesso giorno in cui si incontrò con Scaramella al sushi bar di Piccadilly e incominciò poi a star male.
Ex collega di Litvinenko nel Fsb, nome dato al famigerato servizio segreto sovietico dopo il crollo dell'Urss, Lugovoi si atteggia a businessman di successo con decine di milioni in dollari in banca e respinge ogni addebito, ma è progressivamente emerso come il personaggio chiave di questa spy story per ora indecifrabile. Ha lasciato impronte radioattive di polonio in vari posti, incominciando dall'aereo della British Airways con cui il 25 ottobre è volato da Mosca a Londra e dall'albergo Sheraton Park Lane dove è sceso una volta sbarcato nella capitale britannica.
«Mi hanno incastrato. Sono stato anch'io contaminato dal polonio», si difende il businessman russo in dichiarazioni riportate oggi dal domenicale "Sunday Times".
Al momento Lugovoi - venuto una prima volta a Londra dal 25 al 28 ottobre e una seconda dal 31 ottobre al 3 novembre - è comunque un prezioso testimone e niente più. Alla stessa stregua di Scaramella, ricoverato da venerdì all'University College Hospital di Londra, dove continua a star bene e non accusa alcun sintomo di avvelenamento radioattivo malgrado la scoperta di una forte dose di polonio nelle urine. Non potrebbe d'altronde essere diversamente: Scotland Yard indaga ufficialmente su una «morte sospetta in seguito ad esposizione ad una sostanza radioattiva». È presto quindi per parlare di killer. Soltanto quando saranno noti i risultati dell'autopsia effettuata venerdì sul corpo di Litvinenko, si passerà eventualmente ad una «murder inquiry», un'inchiesta per omicidio.
Il primo ministro Tony Blair sembra ad ogni modo deciso a non mettere alcun paletto alle indagini di Scotland Yard sulla «pista russa», malgrado le rimostranze già espresse per via diplomatica dal presidente Vladimir Putin, che Litvinenko ha chiamato pesantemente in causa come mandante in una lettera postuma.
Secondo indiscrezioni pubblicate oggi dal "Sunday Times", il Cremlino ha rimproverato al governo di Londra tramite la responsabile del Foreign Office Margaret Beckett di non aver «tappato la bocca» a Litvinenko e di aver aperto così una crisi tra in due Paesi.
Malgrado la comprensibile irritazione di Putin, il ministro degli Interni britannico John Reid ha oggi assicurato che le indagini «si allargheranno fuori della Gran Bretagna» e proseguiranno senza guardare in faccia nessuno, come d'altra parte chiedono i conservatori all'opposizione. La vicenda è troppo grave e allarmante. Reid ha indicato che vuole discutere dell'attentato radioattivo a spese di Litvinenko anche con i suoi colleghi europei. Li vedrà domani a Bruxelles.
Malgrado la scia radioattiva porti all'ex 007 Lugovoi, che sostiene di aver fatto i milioni con una società operante nel settore della sicurezza, Scotland Yard brancola nel buio totale sul perché mai Litvinenko sia stato ucciso e perché Scaramella - unico assieme a Marina, la vedova dell'ex agente del Kgb, colpita da una dose molto leggera - risulti seriamente contaminato.
«Ho motivo di ritenere che l'avvelenamento mio e di Litvinenko possa essere collegato alle informazioni che lo stesso Litvinenko per mesi mi ha trasmesso», sostiene Scaramella in una dichiarazione nella quale ieri sera si è detto vittima di una quantità di polonio «potenzialmente letale»: ma a Londra questa appare soltanto una delle ipotesi tra le tante.
Tra l'altro non è nemmeno più certo che Litvinenko, esule a Londra dal 2000 dopo essere entrato in rotta di collisione con i suoi capi al Fsb e con Putin, sia stato un oppositore senza macchia di un regime brutto e cattivo.
Una giovane professoressa russa, Iulia Svetlichnaya, docente di politologia all'università di Westminster, ha raccontato al domenicale "Observer" che Litvinenko aveva una famelica voglia di fare i soldi e che le aveva proposto di associarsi a lui nel ricattare Vip corrotti dell'attuale establishment russo. L'ex agente dell'Fsb avrebbe mandato alla giovane connazionale (che non lo prese mai molto sul serio, soprattutto quando si lanciava in analisi politiche sulla Russia d'oggi) un centinaio di e-mail per spiegarle come fosse in grado di inchiodare parecchia gente grazie al possesso di documenti top secret dell'Fsb. Pensava di poter estorcere 15.000 euro ad ognuno dei ricattati. Con altri conoscenti si sarebbe vantato di avere rivelazioni «devastanti» per Putin sull'operazione che ha permesso al Cremlino di smembrare e in parte incamerare il gruppo petrolifero Yukos.
Non basta: secondo rivelazioni "esclusive" del tabloid "Sunday Express", Scotland Yard starebbe addirittura indagando sulla possibilità che Litvinenko cercasse di vendere materiale radioattivo "made in Russia" ai terroristi islamici di Al Qaida affinché potessero fabbricarsi una bomba atomica "sporca".

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