Martedì 11 Dicembre 2018 | 23:14

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Turchia - L'entrata nell'Ue rallenta per la questione di Cipro

bandiere europa unione europea BRUXELLES - La doccia fredda per Ankara è arrivata con una settimana d'anticipo sul previsto, dopo una notturna quanto riservatissima riunione dei capi di gabinetto dei Commissari europei a Bruxelles. Come un po' tutti avevano previsto, questa mattina la Commissione Europea ha adottato una raccomandazione che propone un «congelamento parziale» dei negoziati di adesione con la Turchia, con lo stop a otto dei 35 capitoli, fino a che Ankara non si sarà decisa a ottemperare ai suoi obblighi con Bruxelles aprendo i suoi porti alle navi greco-cipriote, come invece tuttora rifiuta di fare. Non solo, gli altri capitoli potranno essere sì aperti, ma non potranno esser dichiarati chiusi.

È l'«inevitabile conseguenza», ha spiegato il commissario all'Allargamento Olli Rehn, del fallimento del tentativo della presidenza Ue, lunedì scorso a Tampere, di sbloccare la questione Cipro. Il «treno» ha però detto Rehn, «non si ferma, rallenta solo». A decidere se accogliere o meno le proposte della Commissione saranno i ministri degli Esteri che si riuniranno a Bruxelles il prossimo 11 dicembre, a pochi giorni dal Summit del 14-15 del mese.

Il punto di partenza per la decisione odierna è di carattere giuridico: «siamo una comunità di diritto - ha detto il commissario finlandese- la mancata ottemperanza degli impegni non può restare senza conseguenze». La Commissione europea, si legge in effetti in un comunicato, «constata che la Turchia non ha attuato pienamente il protocollo di Ankara» per l'Unione doganale con i 10 nuovi Stati membri dell'Ue, inclusa Cipro. In queste circostanze, si sottolinea ancora a Bruxelles, l'esecutivo Ue ritiene che non sarà possibile «aprire i negoziati sulle aree riguardanti le restrizioni turche rispetto alla Repubblica di Cipro, sino a quando la Commissione potrà confermare che la Turchia ha adempiuto ai suoi obblighi».
A Bruxelles spiegano che tutto questo è solo l'attuazione di quanto indicato nella dichiarazione Ue del 21 settembre 2005, in cui si dice che l'apertura dei capitoli «dipenderà dall'ottemperanza turca dei suoi obblighi», una mancanza «avrà un impatto sul progresso complessivo dei negoziati».

I capitoli coinvolti sono, in particolare il capitolo 1 sul movimento delle merci, il capitolo 3 sulla libertà di prestare servizi, il capitolo 9 sui servizi finanziari, il capitolo 11 sull'agricoltura e lo sviluppo rurale, il capitolo 13 sulla pesca, il capitolo 14 sui trasporti, il capitolo 29 sull'Unione Doganale e il capitolo 30 sulle relazioni esterne.
Non basta. La Commissione nella sua raccomandazione propone che «nessun capitolo» negoziale sia chiuso fino a che Ankara non avrà ottemperato ai suoi impegni. In altre parole, spiegano a Bruxelles, «si potranno condurre i negoziati del caso, senza però poterli chiudere formalmente».
Si potrà fare tuttavia molto lavoro che dovrebbe mandare comunque avanti il processo negoziale. Lo stesso Rehn ha affermato che si potranno aprire «almeno quattro capitoli importanti», e cioè la politica economica e monetaria, quella dell'impresa e dell'industria, il controllo finanziario e infine il capitolo educazione e cultura.

Secondo indiscrezioni, Cipro avrebbe già acconsentito, in cambio di un ampio congelamento, a non bloccare più gli altri capitoli. Proprio Nicosia, invece, aveva finora bloccato di fatto tutto il processo, fermo da giugno a un solo capitolo.
Il commissario finlandese ha del resto però spazzare via l'impressione di uno stop globale. «Il processo continua - ha dichiarato Rehn - non vi è alcun deragliamento, solo un rallentamento. Dunque niente congelamento, il treno continua a muoversi». L'Europa, ha sottolineato, «ha bisogno di una Turchia stabile e democratica, e la Turchia ha bisogno dell'Europa sia politicamente sia economicamente».

La Commissione in realtà spera in un gesto da parte di Ankara, «la Turchia - ha detto Rehn, ex calciatore professionista - può ancora fare il golden goal prima dell'incontro dei ministri degli Esteri».
Non sembra affatto probabile, basti dire che il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha definito «inaccettabile» la raccomandazione della Commissione, pur assicurando che «le riforme vanno avanti». E fonti del ministero degli Esteri di Ankara dicono che «la Turchia non si muoverà di un millimetro su Cipro finché l'Ue non avrà mantenuto la promessa del 2004» di alleviare l'isolamento di Cipro Nord.

In effetti, ha detto il portavoce della rappresentanza turca a Bruxelles, Caglar Cakiralp, la raccomandazione «significa di fatto la sospensione dell'intero processo, vi sono capitoli in cui non capisco davvero che cosa c'entrino con l'unione doganale». I turchi non sono i soli a vederla così. Anche i britannici lamentano l'eccessivo numero di capitoli congelati, che potevano a loro dire, esser limitati a quelli strettamente coinvolti. E pure l'Italia avrebbe voluto un congelamento di al massimo tre-quattro capitoli, non di più. E avrebbe preferito una formulazione più morbida del divieto di chiudere quelli aperti fino alla soluzione della questione Cipro.
Le diverse sfumature tra i Venticinque sono emerse già dalle prime reazioni dei governi. Roma, pur non entusiasta, ha cercato di evidenziare gli aspetti positivi. «Mi sembra una proposta abbastanza equilibrata - ha detto il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema - e che contiene il segnale che noi vogliamo continuare il negoziato con la Turchia e non vogliamo interromperlo». Positiva la cancelliera tedesca Angela Merkel, mai troppo filo-turca. «La proposta della Commissione - ha dichiarato - è un segnale che il protocollo di Ankara deve essere accettato dalla Turchia». «La Commissione - ha detto al premier turco Erdogan, al vertice Nato Riga, il presidente francese Jacques Chirac, tra i più ostili alla Turchia - non aveva altra scelta». Dal canto suo la presidenza finlandese dell'Ue ha lasciato intendere che si dovrà lavorare sulla raccomandazione, il premeir Matti Vanhanen l'ha definita «una buona base per la discussione al Consiglio».

Altri leader sono apparsi più preoccupati. «Mandare un segnale negativo - ha detto il premier britannico Tony Blair - sarebbe un grave errore per l'Europa». E il premier spagnolo Josè Luis Zapatero ha esortato a «lavorare intensamente» per «lasciare aperta la porta». Altri, come la Svezia, vedono nella proposta di Bruxelles una «frenata» troppo brusca. Al contrario greci e ciprioti la giudicano la proposta quasi troppo cauta.

A Bruxelles, dunque, nelle prossime due settimane si assisterà anzitutto a un mercanteggio sul numero di capitoli da congelare. E magari, al tempo stesso, sull'ennesimo messaggio «aggiuntivo» per non allarmare più di tanto Ankara. La quale spera che «la ragione prevalga». Peccato che il premier danese Anders Fogh Rasmussen avverta che «è Ankara che deve adeguarsi all'Ue, non il contrario».

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