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Allarme Internet: 300mila i siti pro-anoressia

TORINO - Non solo moda e televisione. Tra gli imputati per istigazione all' anoressia c'è anche internet. Nel web sono quasi 300mila i siti che esaltano il modello femminile anoressico. A rivelarlo è una ricerca sui disordini alimentari e internet condotta dall'Università di Torino, recentemente pubblicata sulla rivista scientifica «Eating and Weight Disorders».
«Lo studio evidenzia come sia cresciuto, negli ultimi anni, il ruolo di internet in relazione all' aumento di questa patologia», spiega il coordinatore del gruppo di ricerca, Secondo Fassino, professore di psichiatria del Dipartimento di neuroscienze dell'Università.
Utilizzando uno dei più potenti motori di ricerca, Google, i ricercatori hanno scovato un numero impressionante di siti «pro-anoressia»: quasi 300 mila, di cui 257mila contengono la parola chiave «pro-anorexia», 18.600 «pro-axa», 14.200 «thinspiration» (ispirazione alla magrezza) e 577 «anorexicnation», ovvero «nazione anoressica», uno dei neologismi che indicano la forte tendenza alla creazione di una «subcultura anoressica», in senso antropologico. Il 47 per cento degli indirizzi online «pro-anoressia» risultano visitati di frequente. Per contro, nel web esistono almeno 800mila siti che trattano l'anoressia nervosa in chiave patologica e danno indicazioni sulle terapie, in particolare psichiatriche e farmacologiche.

«In sostanza - afferma Fassino, che ha coordinato lo studio di Giovanni Abbate Daga, Carla Gramaglia e Andrea Piero - internet ha senza dubbio incrementato l'accesso ai trattamenti dell'anoressia, ma ha anche rafforzato alcune delle sue cause psicopatologiche, come l'ascetismo, la competizione, i comportamenti autopunitivi e l'ossessione per l'autocontrollo». Alle Molinette di Torino Fassino dirige quello che, al momento, in Italia è l'unico reparto ospedaliero che si occupi esclusivamente dei disturbi alimentari, come anoressia, bulimia e obesità, in un percorso clinico progettato ad personam, sulla misura specifica della paziente e della sua famiglia, che va dalle cure ambulatoriali prevalentemente di tipo psicoterapeutico, ai trattamenti in day hospital, alla degenza in reparto. Qui i pazienti vengono seguiti da psichiatri, nutrizionisti e terapeuti della famiglia secondo il modello della «psichiatria di collegamento», in un percorso che si snoda tra psicoterapia, assunzione di farmaci, riabilitazione dell' alimentazione e cura di appoggio ai parenti.
Il centro, inaugurato ad aprile e operativo da luglio, dispone di un ambulatorio, un day hospital, finanziato dalla Compagnia di San Paolo, di sei letti e altrettanti posti per il ricovero dei casi più gravi. L' ambulatorio, che opera da febbraio del 2005 con il contributo economico della Fondazione Crt, in un anno ha effettuato circa 5 mila interventi.
«Tutto ciò è molto costoso - osserva lo psichiatra - ma per la sanità pubblica investire su centri come questo vuol dire, oltre che curare una malattia in forte espansione tra i giovani, risparmiare in futuro sulle spese connesse alle cronicizzazioni della malattia, che hanno costi indiretti enormi».

La cura dell'anoressia in Italia, negli ospedali e nei dipartimenti di salute mentale, prevede un rimborso del sistema sanitario nazionale forfettario di 2.500 euro a ricovero e di 450 euro per 15 sedute ambulatoriali. «In pratica - conclude Fassino - trenta volte di meno di quanto costa negli Stati Uniti».
Attualmente il 40% dei casi di anoressia trattati migliora sensibilmente o guarisce, la metà diventano cronici, mentre una paziente su dieci non ce la fa e muore.

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