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Le pressioni su 12 calciatori, anche Trezeguet e Amoruso

ROMA - David Trezeguet, Nicola Amoruso, Ruslan Nigmatullin, Ilyas Zeytulaev, Victor Budyanskiy, Davide Baiocco, Fabio Gatti, Giovanni Tedesco, Manuele Blasi, Giorgio Chiellini, Corrado Grabbi, Salvatore Fresi. Sono questi i nomi dei calciatori che compaiono nell'avviso di conclusione delle indagini sulla Gea come quelli costretti a rilasciare il mandato alla società guidata da Alessandro Moggi «a danno degli altri procuratori sportivi operanti nel settore». Per i pm Luca Palamara e Maria Cristina Palaia, i due Moggi avrebbero prospettato all'attaccante francese «la possibilità di ottenere un vantaggioso rinnovo contrattuale con la Juventus, società nella quale militava, laddove avesse conferito la procura sportiva ad Alessandro Moggi e l'impossibilità di fatto, in caso di non adesione alla proposta, di ottenere il prolungamento contrattuale, che in effetti fino a quel momento Luciano Moggi continuava a negargli». Avrebbero così tentato di usare «forme di minaccia implicita e indiretta per indurre il giocatore» ad affidarsi a Moggi jr, a discapito del procuratore Antonio Caliendo, ma il progetto non trovò attuazione per il rifiuto di Trezeguet che non ebbe il rinnovo del contratto.
Per le vicende Amoruso, Zeytulaev, Budyanskiy e Nigmatullin sono ritenuti responsabili i due Moggi e Francesco Ceravolo. I tre, «una volta ottenuta la rappresentanza di Amoruso, con violenza e minaccia, consistita nell'avvalersi della forza di intimidazione e nella capacità di sopraffazione di Luciano Moggi, costringevano lo stesso ad accettare il trasferimento nel Perugia», prospettandogli «la possibilità di ritornare a giocare nella stagione calcistica 2001-2002 nella più blasonata squadra di calcio della Juventus» e a dare la rappresentanza ad Alessandro Moggi, contestualmente revocando l'incarico conferito al suo precedente procuratore Antonio Caliendo». Il suo passaggio dal Napoli alla Juventus per il 2001/2002 si realizzò effettivamente e gli indagati costrinsero Amoruso «ad accettare il trasferimento dalla Juve al Perugia per la stagione 2002/2003, addossando peraltro a quest'ultima squadra l'onere di sostenere l'elevato ingaggio del giocatore, ammontante a 6.522.250.000 lordi delle vecchie lire». Anche al portiere russo Nigmatullin, sfruttando sempre il rapporto di parentela tra i Moggi, venne ventilata l'opportunità di giocare nella Juve; nella forma di tentativo, sono contestate, invece, le accuse di illecita concorrenza per le procure di Zeytulaev e Budyanskiv.

Il caso Baiocco, che abbandonò il suo procuratore Giovanni Allegrini, chiama in causa, oltre ai due Moggi, l'ex presidente del Perugia, Luciano Gaucci, che, «al fine di ottenere vantaggi dalla Gea World, in termini di future agevolazioni nell'acquisto dei giocatori, induceva» il calciatore «a farsi rappresentare» dalla società. Come contropartita c'era «il trasferimento dal Perugia alla Juve (il cui dg era Luciano Moggi), che dapprima effettivamente si concretizzava nella stagione 2002/2003», in concomitanza con la firma del mandato, avvenuta tra gennaio e febbraio 2002, da parte di Baiocco a favore di Alessando Moggi, «salvo poi dimostrarsi esclusivamente finalizzato al rilascio della procura sportiva, poichè pochi mesi dopo lo stesso Luciano Moggi rappresentava al giocatore che non avrebbe avuto la possibilità di essere impiegato nella Juve e che l'unica soluzione professionale era quella di accettare un ulteriore trasferimento al Piacenza».
L'intervento di Gaucci compare anche nel capo d'imputazione relativo alle pressioni su Gatti che lasciò il suo agente Claudio Orlandini per Riccardo Calleri che, assieme a Moggi jr, avrebbe avvisato il calciatore che la Gea era l'unica strada per militare in squadre «di alto livello». E ancora, nel caso Tedesco con i due Moggi e Francesco Zavaglia; i pm Luca Palamara e Maria Cristina Palaia hanno accertato anche qui i soliti metodi illeciti per avere la procura dal giocatore e una tentata violenza privata per aver cercato di «costringere la commissione degli agenti dei calciatori a non applicare alcuna sanzione disciplinare a carico di Alessandro Moggi», finito sotto procedimento perchè Tedesco, nel concedergli la rappresentanza, «non aveva revocato il mandato già conferito ad Antonino Imborgia». Luciano Moggi avrebbe tentato di indurre Paolo Conti, componente della commissione, «a sostenere la tesi della non applicabilità di alcuna sanzione disciplinare», dicendo a lui e all'avvocato Gallavotti «sensibilizzali un po' quelli della commissione...digli che non rompessero le palle».
Pressioni che caddero, però, nel vuoto perchè gli organi della commissione non accolsero la richiesta.

Episodio addebitato ai Moggi, Zavaglia e anche a Davide Lippi è quello che riguarda Manuele Blasi.
Nella stagione 2004/2005, il dg bianconero negò al calciatore, che proprio allora «era tornato a giocare nella stessa Juventus, la possibilità di ottenere un prolungamento e un adeguamento contrattuale, rifiutando qualsiasi contatto con il suo procuratore dell'epoca Stefano Antonelli». In seguito Moggi jr e Zavaglia, tramite Davide Lippi, «prospettando la possibilità di ottenere il richiesto adeguamento contrattuale solo se avesse concesso la procura sportiva alla Gea World, grazie al rapporto parentale esistente tra Luciano e Alessandro Moggi, nonchè la possibilità di ottenere una convocazione nella nazionale di calcio, grazie al rapporto parentale esistente tra Davide e Marcello Lippi (all'epoca allenatore degli azzurri, ndr)», portavano Blasi a chiudere con Antonelli.
Al giocatore arrivò, quindi, quanto richiesto «mediante la conclusione di un nuovo contratto stipulato alla presenza da un lato di Davide Lippi, Alessandro Moggi e Zavaglia, nella qualità di rappresentanti dello stesso Blasi, dall'altro lato di Luciano Moggi, Roberto Bettega e Antonio Giraudo, nella qualità di rappresentanti della Juventus».
Militanza nella Juve (cosa avvenuta, in realtà, nella stagione 2004-2005, salvo poi l'immediata cessione in prestito alla Fiorentina) e convocazione in nazionale sono le 'armì usate per indurre Giorgio Chiellini ad affidarsi ad Alessandro Moggi, preferito al procuratore Paolo Bordonaro. Per i magistrati, gli strumenti impiegati da Davide Lippi e dai due Moggi sono analoghi a quelli messi in atto nei confronti di Blasi.
Nel gennaio 2003, Luciano Moggi e Pasquale Gallo avrebbero poi minacciato Salvatore Fresi ("Se non vai via dalla Juventus andrai ad allenarti in montagna dalla mattina alla sera"), costringendolo «ad accettare il trasferimento» dal club bianconero al Perugia.
A luglio del 2005, Luciano Moggi avrebbe intimato a Corrado Grabbi, «con toni perentori e arroganti, di smentire un'intervista all'Espresso (cosa che non fece, ndr), nella quale riferiva le angherie subite nel corso della sua carriera» da lui, «nonchè le pressioni subite da parte di Alessandro Moggi affinchè gli concedesse la procura sportiva».

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