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Tre anni fa la strage di Nassiriya

ROMA - Un camion irrompe a tutta velocità verso la base militare "Maestrale" dove alloggiano centinaia di militari italiani. I soldati che si trovano di guardia aprono il fuoco, ma senza riuscire a fermare la corsa del mezzo.
Dietro il primo veicolo si nasconde un'autocisterna blindata e imbottita di esplosivo: la deflagrazione fa crollare gran parte della palazzina uccidendo dodici carabinieri (Massimiliano Bruno, Giovanni Cavallaro, Giuseppe Coletta, Andrea Filippa, Enzo Fregosi, Daniele Ghione, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Horatio Majorana, Filippo Merlino, Alfio Ragazzi e Alfonso Trincone), cinque militari dell'esercito (Alessandro Carrisi, Emanuele Ferraro, Massimo Ficuciello, Silvio Olla e Pietro Petrucci) e due civili italiani (il cooperatore internazionale Marco Beci e il regista Stefano Rolla) e nove cittadini iracheni. Insieme ai ventotto morti si contano circa 140 feriti. Sono le 10.45 (le 8.45 in Italia) del 12 novembre 2003 e a Nassiriya, città irachena a 375 km a sud di Baghdad, si verifica la strage con il bilancio più alto di vittime ai danni di una missione di pace italiana all'estero dalla fine della II Guerra mondiale. I militari caduti fanno parte della Msu, l'unità multinazionale specializzata, che si trova in missione di pace in Iraq. Sono arrivati a Nassiriya il 13 giugno e appartengono alle brigate San Marco, Folgore, Trieste, Savoia e Trasimeno. Con loro muoiono anche alcuni appartenenti alla brigata Sassari che stavano scortando la troupe cinematografica di Stefano Rolla: il regista stava girando un documentario sui soldati italiani in Iraq.
La violenza dell'attentato suicida, oltre a provocare la distruzione di gran parte dell'edificio, danneggia gravemente una seconda palazzina, dove ha sede il comando della base, che sorge a circa 100 metri di distanza, sulla sponda opposta del fiume Eufrate, che scorre in mezzo al complesso. A causa dell'esplosione vanno in frantumi anche gli uffici di un terzo edificio, in cui ha sede una Ong americana, la International Medical Corps, attiva nella zona da circa sei mesi.
I feriti vengono trasportati nel vicino ospedale di Nassiriya, nel quale sono stati richiamati d'urgenza medici e crocerossine dell'ospedale italiano di Tallil. I soccorsi però vengono resi difficoltosi dall'incendio del deposito di munizioni, in cui si producono esplosioni a catena. Tutta l'area viene immediatamente chiusa e la strada che conduce al complesso bloccata e presidiata da carabinieri, da militari della Brigata Sassari e uomini del Genio guastatori (Boe, Bonifica ordigni esplosivi). La tv satellitare Al Jazeera è la prima trasmettere le immagini della tragedia: alte colonne di denso fumo nero si levano dal luogo della tremenda esplosione.
In tarda serata, il generale Giorgio Cornacchione, comandante del contingente italiano, spiega che a compiere l'attentato sono stati due veicoli con a bordo tra i 150 e i 300 chili di esplosivo.

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