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Un processo durato un anno

processo a SaddamBAGHDAD - Il processo contro Saddam Hussein e sette ex gerarchi del regime, accusati di crimini contro l'umanità per la strage di oltre sciiti compiuta a Dujail nel 1982, è durato poco più di un anno.
Questa una sintesi degli eventi.

LE DATE DEL PROCESSO
19 ottobre 2005: Si apre il processo contro Saddam e sette coimputati, presieduto da giudice Rizkar Mohammed Amin.
L'ex presidente si proclama innocente.
9 novembre: Saddam contesta la legittimità del tribunale, ribattezzato Alta corte irachena.
28 novembre: Inizia l'escussione dei testimoni della pubblica accusa.
23 gennaio 2006: Il giudice Amin, accusato di essere troppo debole, si dimette e al suo posto viene nominato il curdo Rauf Rashid Abdel Rahman.
28 febbraio: La procura mostra un documento firmato da Saddam in cui si dispone l'esecuzione dei sospettati.
1 marzo: Saddam ammette per la prima volta di avere ordinato il processo contro i sospettati di avere attentato alla sua vita.
15 marzo: Saddam chiama gli iracheni alla «resistenza» e definisce il processo «una messinscena».
15 maggio: Saddam si rifiuta di dichiararsi formalmente colpevole o innocente, i sette coimputati si dicono tutti innocenti.
19 giugno: Il pubblico ministero chiede la condanna a morte di Saddam, del fratellastro Barzan al Tikriti e dell'ex vicepresidente Taha Yassin Ramadan.
26 giugno: Gli avvocati di Saddam boicottano il processo, il giudice gli assegna legali d'uffici.
27 luglio: Il processo è aggiornato al 16 ottobre.
21 agosto. Inziia il processo a Saddam per il massacro di 180mila curdi ad Anfal tra il 1987 e il 1988..
29 ottobre: L'avvocato di Saddam, Khalil al Dulaimi, scrive al presidente americano George W. Bush per metterlo in guardia su gravi conseguenze se si arriverà a una sentenza.
5 novembre: La corte legge la sentenza di condanna a morte per Saddam

COS'ERA ACCADDUTO A DUJAIL
Durante una visita dell'ex rais nel piccolo villaggio di contadini sciiti circa 60 chilometri a nord di Baghdad, un giovane attentò alla vita di Saddam, ma mancò il bersaglio.
Secondo l'accusa, il dittatore si vendicò ordinando ai suoi miliziani di torturare e uccidere 148 abitanti di Dujail. Molte donne e bambini furono prelevati dalle proprie case e rinchiusi in campi di prigionia nel deserto, dove molti di loro «scomparvero». L'ira di Saddam non risparmiò campi e frutteti, che vennero depredati e distrutti.

LE PAROLE DI SADDAM DURANTE IL PROCESSO
Lo scorso marzo Saddam ammise di avere ordinato i processi che hanno portato all'esecuzione di decine di civili sciiti negli anni Ottanta, ma obiettò che aveva agito in accordo con le leggi vigenti.
«Come presidente dell'Iraq - si difese - io li ho consegnati al Tribunale Rivoluzionario e in questo non ho infranto alcuna legge. I giudici hanno svolto il loro dovere ed emesso il verdetto, che poteva essere di innocenza o colpevolezza». «Poi - aggiunse - ho fatto radere al suolo i possedimenti di coloro che il tribunale aveva condannato. Confiscare o risarcire rientra nei compiti dello Stato. Dove sta il crimine allora?».

IL RACCONTO DEI TESTIMONI Per paura di essere riconosciuti, quasi tutti i testimoni hanno parlato da dietro una tenda e con la voce contraffatta elettronicamente.
Lo scorso dicembre, durante un'udienza Ahmed Hassan, 38 anni, raccontò di come fu catturato e torturato con la sua famiglia. Di come lui e i parenti vennero trascinati con violenza in un edificio dei servizi segreti iracheni, a Baghdad, da Barzan Ibrahim al-Tikriti, fratellastro dell'ex raiss ed ex capo dell'intelligence. «Mentre ero rinchiuso in una stanza e pregavo Dio, ho visto un tritacarne pieno di sangue da cui pendevano capelli umani».
In un'altra udienza una donna, identificata come 'teste A', scoppiò in lacrime mentre raccontava di come le guardie carcerarie la torturavano con l'elettro shock e la colpivano con una catena. Anche un'altra donna, la 'teste B', di circa settant'anni, ha raccontato le violenze subite in carcere insieme al marito e ai sette figli.

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