Domenica 16 Dicembre 2018 | 00:32

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Afghanistan - Le tappe del sequestro Torsello

Afghanistan - Gabriele Torsello GIOVEDÍ 12 OTTOBRE - Secondo quanto ricostruito da Peacereporter, è questo il giorno in cui Torsello è partito da Lashkargah, a bordo di un autobus, diretto a Kabul. Il sequestro sarebbe avvenuto durante il tragitto. L'autista non dice niente a nessuno. L'agenzia di stampa afgana Pajhwok, concorda sul giorno, ma parla di un'autovettura, fermata tra Lashkargah e Kandahar da 5 uomini armati: lo riferisce un certo Gholam Mohammed, che ha detto di trovarsi insieme a Torsello. Nella stessa mattinata del 12, il fotoreporter invia dal suo cellulare un messaggio senza testo allo staff dell'ospedale di Emergency a Lashkargah, dove era stato in visita qualche giorno prima.
SABATO 14 - Un reporter dell'agenzia californiana Zuma Press, con cui anche Torsello collabora, riferisce di aver saputo da Kabul che l'italiano aveva «grossi problemi». Zuma Press segnala la cosa all'ambasciata italiana. Anche l'ospedale di Lashkargah riceve da fonti afgane la notizia del possibile rapimento di un italiano. Un membro locale dello staff di "Emergency", nel pomeriggio, riesce a parlare con Torsello sul suo cellulare. Il giornalista conferma di essere stato rapito, di non sapere dove si trova e chiede di spiegare ai suoi rapitori le proprie buone intenzioni e il fatto che è musulmano. L'agenzia Pajhwok riferisce di un'altra telefonata al cellulare di Torsello. Uno dei rapitori avrebbe dichiarato: «Siamo talebani e abbiamo rapito lo straniero perché è una spia». La notizia si diffonde nel pomeriggio in Italia. La madre, Vittoria Augenti, lo ha sentito l'ultima volta al telefono una settimana prima.
DOMENICA 15 - Un portavoce dei talebani, Qari Muhammad Yousaf, dichiara all'agenzia di stampa Afghan Islam Press che Torsello «non è stato rapito dai talebani, ma da qualche banda di malviventi. Con lui, anzi, abbiamo avuto buoni rapporti», spiega Yousaf, aggiungendo: «Lo abbiamo anche portato a Musa-Qala dove ha fotografato le nostre attività». In mattinata c'è un nuovo contatto tra lo staff di Emergency e i rapitori: dicono che l'ostaggio sta bene.
LUNEDÍ 16 - Nuova telefonata, alle 21.30, tra Gabriele Torsello ed Emergency a Lashkargah: «Sto bene, ci siamo spostati di zona». I rapitori promettono un nuovo contatto. I Talebani, a Pajhwok, ribadiscono che loro non c'entrano: «Se sequestriamo qualcuno lo diciamo subito alla stampa». Si moltiplicano gli appelli per la liberazione. «Per favore rilasciate mio papà», dice anche il figlio di 4 anni.
MARTEDÍ 17 - Alle 20.30 i rapitori di Torsello si rifanno vivi con "Emergency". Chiedono per il rilascio dell'ostaggio il ritorno in Afghanistan di Abdul Rahman, l'afgano convertito. L'ultimatum scade alla fine del Ramadan, domenica notte. «Altrimenti - dicono - lo uccidiamo». Aggiungono che non vogliono sentire parlare di soldi. Con l'uomo di "Emergency" parla pure Torsello. «Mi ha detto che oggi stava così così, mentre ieri aveva detto che stava bene».
MERCOLEDÍ 18 - Nuova telefonata dei rapitori di Torsello all'ospedale. «Se non è possibile ottenere il rimpatrio dell'apostata, allora pretendiamo il ritiro di tutti i soldati italiani dall'Afghanistan». Stessa scadenza dell'ultimatum. Torsello non parla. Il ministro della Difesa Parisi ribadisce che la presenza dei soldati italiani non è in discussione.
GIOVEDÍ 19 - Il fotoreporter parla con "Emergency" a Lashkargah. Dice di stare bene e di essere preoccupato, e conferma la scadenza dell'ultimatum. Telefonata anche a Pajhwok: Torsello, «con la voce tremolante», rivolge «un appello ai media»: «sono sotto minaccia costante - aggiunge - e sottoposto a estrema pressione. Ripetono che sono una spia». I rapitori ribadiscono entrambe le richieste e prendono le distanze dai Taleban: «siamo solo dei musulmani che combattono l'occupazione straniera».
VENERDÍ 20 - Tremila persone partecipano alla fiaccolata organizzata ad Alessano, il comune di 7.000 abitanti di cui è originario Torsello. I familiari ribadiscono che Gabriele è convertito all'islam.
SABATO 21 - Appello della madre ai rapitori: «State facendo un gravissimo errore. Gabriele ama il vostro popolo». A chiederne la liberazione è anche Janat Gul, il papà di Shabana, una bambina afgana dal volto deturpato da un tumore, che il fotoreporter italiano stava cercando di far curare in Europa.
DOMENICA 22 - Mentre il ministero dell'Interno di Kabul si dice «ottimista», la Croce rossa italiana chiede alla Mezzaluna rossa di «compiere ogni possibile sforzo per contribuire ad ottenere il rilascio del fotoreporter italiano». Ancora appelli per la liberazione, anche dalla Fnsi.
LUNEDÍ 23 - Intorno alle 9 nuovo contatto tra i sequestratori e il centro chirurgico di "Emergency" a Lashkargah. «Non abbiamo parlato con Gabriele - afferma PeaceReporter - ma ci hanno assicurato che Torsello è in buone condizioni di salute». L'ultimatum fissato per domenica, dunque, non ha avuto alcun seguito.
MARTEDÍ 24 - A chiedere il rilascio di Torsello sono questa volta gli stessi talebani, attraverso un portavoce citato dall'agenzia Pajhwok: «Non è giusto vendicarsi dell' Italia uccidendo un giornalista innocente», dice Yousaf Ahmadi, secondo cui i sequestratori «sono rapinatori comuni e hanno sequestrato Torsello solo per denaro. Ci vogliono diffamare».
MERCOLEDÍ 25 - Appello dell'Ucoii (Unione delle comunità islamiche italiane): «Liberate il fratello Kash».
GIOVEDÍ 26 - Interviene Giuliana Sgrena, la giornalista del "Manifesto" rapita in Iraq: «Chiedo a tutti quelli che si sono mobilitati per la mia liberazione, di impegnarsi per ottenere la libertà di Gabriele Torsello».
VENERDÍ 27 - I familiari di Gabriele registrano appelli da trasmettere sulle tv arabe, a cominciare da Al Jazira.
SABATO 28 - Giornata di mobilitazione dell'Ucoii ad Ancona con un appello lanciato in italiano e in arabo dalla compagna austriaca del freelance Silvia e dal presidente dell'Ucoii Mohamed Nour Dachan.
DOMENICA 29 - Benedetto XVI chiede la fine dei sequestri di persona «in tutti i Paesi del mondo». I giocatori di calcio di serie A e B scendono in campo con la scritta «Liberate Gabriele Torsello» sulle maglie.
MARTEDÍ 31 - Appello per la liberazione da parte di tutti i presidenti dei gruppi del Parlamento europeo.
MERCOLEDÍ 1 NOVEMBRE - Marcia di solidarietà: 22 chilometri a piedi di 100 atleti da Taurisano ad Alessano.
GIOVEDÍ 2 - Dall'Afghansitan voci di scontri a fuoco tra la polizia e la banda di rapitori. Addirittura c'è chi dice che Torsello sarebbe stato ucciso. A smentire è lui stesso che, dopo giorni di silenzio, nel pomeriggio torna a farsi vivo per telefono con Emergency a Lashkargah. «Sì, sto bene, sto bene», dice Torsello con voce stanca. «Ma quanto durerà ancora? Chi sono questi che mi tengono?». Poi un pensiero per il figlio Gabriele. «Dov'è adesso? Dite di portarlo dalla nonna». Proprio la nonna a stretto giro risponde: «Tuo figlio sta bene ed è già qui da noi, ad Alessano, assieme alla sua mamma».
VENERDÍ 3 - La liberazione.

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