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Napoli - L'Esercito in campo contro la criminalità? I politici sono divisi

ROBERTO CALDEROLI (Lega Nord): «sì»
«Settantadue morti ammazzati nel solo 2006, 71 consigli comunali sciolti negli ultimi anni per contiguità con la criminalità: questi sono numeri che testimoniano come a Napoli, e in altre realtà del Mezzogiorno, sia in corso una vera a e propria guerra e alla guerra si risponde con l'esercito e con leggi speciali, come si fece a suo tempo con la mafia. Se i malavitosi si ammazzassero soltanto tra di loro, non coinvolgendo i cittadini nella loro faida, e non ci fosse il rischio che la criminalità possa poi diffondersi anche nel resto del paese, verrebbe la tentazione di lasciarli fare, ma questo ovviamente non è possibile. Pertanto inviamo i reparti speciali reduci dal Kosovo, dall'Iraq e dall'Afghanistan: un posto di blocco a Napoli ormai può essere pericoloso come un check point di Baghdad e questi reduci sono capaci o in grado di affrontarli. Si metta temporaneamente il coprifuoco e si passi al setaccio la città, bonificandola dalla delinquenza, si commissarino immediatamente la Regione e i Comuni, che si sono dimostrati incapaci non soltanto di gestire il sacco dell'immondizia, ma neppure la vita dei loro cittadini. Come si può lasciar gestire emergenze del genere da chi potrebbe aver preso i voti anche dai malavitosi? Si cambino il Prefetto e il Questore e si cerchi in giro qualcuno che abbia le caratteristiche del generale Dalla Chiesa: o si interviene così, e radicalmente, e immediatamente, oppure è lecito pensare che Napoli faccia comodo così, ma questo significherebbe fregarsene prima di tutto dei cittadini napoletani. Così facendo non verranno distolte risorse economiche e umane dal resto del Paese, che si trova ad affrontare un altro tipo di criminalità, meno organizzata ma non per questo meno pericolosa. Quello che sta accadendo in questi giorni a Napoli, e in generale, rappresenta comunque l'esempio più evidente dell'incapacità di governo da parte del centrosinistra, che fa proclami e progetti fumosi ma nel frattempo ha tagliato i fondi alle forze dell'ordine al punto che non hanno neppure più la benzina e i pezzi di ricambio per le auto. Caro Prodi e compagnia cantante: smettetela di parlare di promesse mantenute, perché anche oggi fate celebrare le nozze con i fichi secchi».
Lo afferma il sen. Roberto Calderoli, vice presidente del Senato e coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord.

ROSY BINDI (ministro per la Famiglia, Unione): «no»
«Penso che i problemi di Napoli, prima di pensare che possano essere risolti dall'esercito, richiedano investimenti sociali molto più consistenti» e «per la mia sensibilità prenderei in considerazione l'invio dell'esercito come ultima istanza». È quanto ha dichiarato il ministro per la Famiglia Rosy Bindi oggi a Bruxelles.
«Certo - ha riconosciuto il ministro - c'è un problema di ordine pubblico e di sicurezza», ma «quello che secondo me manca in quella città è l'infrastrutturazione civile e sociale, alla quale la politica e le istituzioni devono destinare le prime risorse». Comunque, ha concluso Bindi, «è bene che su questo il governo prenda una decisione collegiale molto articolata anche in rapporto con i rappresentanti delle comunità locali».

NUCCIO CUSUMANO (Udeur): «sì»
PALERMO - «Per fronteggiare situazioni di emergenza, occorrono rimedi d'emergenza». Lo ha detto il presidente della commissione Agricoltura del Senato, Nuccio Cusumano (Udeur), commentando l'ipotesi di inviare l'esercito a Napoli per fronteggiare l'emergenza connessa alla nuova escalation di criminalità.
«È un'ipotesi da prendere in seria considerazione - ha aggiunto Cusumano - e bene ha fatto il ministro della Giustizia Mastella a dire chiaramente che non è un tabù, posto che in questi anni, nonostante l'impegno profuso dalle forze dell'ordine e dai magistrati, cui va tutto il nostro sostegno, permane un'impellente esigenza di controllo del territorio per rispondere alla domanda di sicurezza dei cittadini».
Da siciliano, Cusumano ricorda inoltre l'esperienza dei Vespri. «Quella dei Vespri siciliani degli anni '90 è stata del resto - ha concluso - un'esperienza positiva che non sarebbe affatto scandaloso riproporre oggi a Napoli».

PINO SGOBIO (Pdci): «no»
La criminalità a Napoli non è solo un problema d'ordine pubblico, ma è anche una questione sociale e culturale. Ne è convinto il presidente dei deputati del Pdci Pino Sgobio secondo il quale l'invio dell'esercito nel capoluogo campano «è una risposta sbagliata».
«L'idea di inviare nella città di Napoli l'esercito per fronteggiare la criminalità organizzata che attanaglia il capoluogo campano - dichiara Sgobio - ci sembra, pur nella sua ufficiale eccezionalità, la risposta sbagliata ad un problema reale. È vero che negli ultimi tempi la città ha visto un preoccupante aumento di fatti criminosi e che vi sia l'esigenza di fronteggiare con decisione l'ondata di violenza rafforzando la presenza delle forze di polizia sul territorio, ma siamo al contempo convinti che la dislocazione per le vie di Napoli di un esercito abbia come unico risultato un'inutile militarizzazione del territorio». «Quello che deve essere fatto, piuttosto - aggiunge il parlamentare - è procedere ad una riqualificazione complessiva della presenza delle forze dell'ordine nel capoluogo campano, dotandole degli adeguati strumenti per la prevenzione della criminalità organizzata e mettendole in condizione di stabilire un clima di reciproca fiducia e collaborazione con la popolazione. La risoluzione del problema, quindi, non deve rimanere soltanto confinata nella sfera dell'ordine pubblico, ma deve contemperare anche fattori di ordine culturale».

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