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Il karakiri del samurai

Cassano al Real Madrid«Castigado» dicono in Spagna. Ma non nel senso di corretto, meno che mai di irreprensibile. Non si attaglierebbe ad Antonio Cassano, l'eterna promessa del calcio italiano. Il significato adatto è semmai punito, ora che il Real Madrid lo ha messo fuori rosa (pagherà pure una multa). Altro che predestinato! Partito da Bari per diventare un campione, fuggito da Roma per essere una delle stelle della galassia madridista, Tonino è ricaduto in una delle proverbiali "cassanate". «Vergognati - ha detto a "papà" Capello - proprio tu? Hai una bella faccia tosta, è questo il modo di ripagarmi? Così mi ringrazi, dopo che ti ho sempre difeso anche nei momenti difficili, dopo che alla Roma sono sempre stato dalla tua parte?».
La furia è esplosa alla fine della partita della Liga, il massimo campionato spagnolo, contro il Tarragona (3-1 per le "merengue"). Il tecnico ha lasciato lui e Ronaldo a bordo campo per tutto il secondo tempo. Solo a riscaldare i muscoli. Ma i problemi nascono quando a fumare è il cervello. Il brasiliano ha riflettuto e pensato bene di ricorrere al presidente Ramon Calderon «per porre fine a una situazione insostenibile». Cassano, invece, ha risolto a modo suo. E, secondo quanto riportato dai media, anche con un buon italiano, per nulla sgrammaticato, sebbene un tantino insolente nei contenuti. Fosse capitato a Bari, gli avrebbe dato dell'"infamone" (ingrato in vernacolo).
La ritorsione della società è stata durissima. Si può dire dunque che Cassano abbia fatto harakiri. Del resto, che Antonio spesso agisca come un samurai lo aveva anticipato in televisione la sua ex ragazza, sbarcata a lui avvinghiata in Spagna nello scorso gennaio. Dopo essere stata mandata di ritorno a quel paese (l'Italia), la Rosaria piagnucolosa ha ammesso di averlo amato molto rivelandone anche le doti erotiche (per la verità inedite) da guerriero giapponese. Ma il teorema (del cantante Marco Ferradini) è chiaro: nessuna pietà anche fuori dal letto. Insomma, dopo aver usato la katana in privato, ci ha preso gusto anche in pubblico infilzando (in coppia con Ronaldo) chiunque capitasse a tiro.
Offeso Capello, ecco il suicidio (calcistico, s'intende). Fino a data da destinarsi dovrà allenarsi da solo (tranquilli, dentro il campo; fuori, chissà) e sperare nel perdono che i padri in genere prima o poi accordano. Altrimenti, non gli resterà che far di nuovo bagagli e ricominciare. Qualcuno dice a Napoli, dove però amano le marionette (e lui non si fa tirare i fili da nessuno). L'ultima spiaggia, poi, sarebbe Viareggio, dove lo aspetta a braccia aperte non il padre, ma addirittura il Buddha: Eugenio Fascetti, ritiratosi in meditazione. È stato l'allenatore che lo ha lanciato, l'uomo che gli ha consigliato di andare a Madrid. E vissero felici e contenti ("cassanate" permettendo).
G. Flavio Campanella

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