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Prodi, il più spiato del reame

MILANO - Il più bersagliato è stato Romano Prodi, che, con la moglie, vanta il poco invidiabile primato di 128 controlli. Due o tre volte, invece, è toccato pure al suo predecessore, Silvio Berlusconi, e una volta sola, almeno per quanto accertato sino ad ora, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e al segretario dei Ds Piero Fassino.
Dati provvisori, nel senso che gli accertamenti dei militari dello Scico (Servizio centrale investigazioni sulla criminalità organizzata) della Guardia di Finanza erano mirati a verificare le incursioni telematiche nell'Anagrafe tributaria sul conto del leader dell'Unione e, a campione, sono stati individuati gli altri spiati. Non è escluso, quindi, che il numero di controlli abusivi per verificare lo stato patrimoniale e il versamento delle imposte dei contribuenti vip della politica siano destinato a salire di numero, con il proseguire dell'inchiesta che ieri ha visto il suo primo atto pubblico con le perquisizioni dei 128 indagati. Rimane ancora da chiarire l'obiettivo dei controlli che, almeno per quanto riguarda quelli di Prodi, hanno visto dei picchi in corrispondenza di alcuni articoli, pubblicati su vari giornali, che riguardavano donazioni fatte dai coniugi Prodi ai figli e anche un'operazione immobiliare.
Le ipotesi formulate da inquirenti e investigatori sono varie: c'è chi potrebbe, per semplice curiosità aver voluto conferma di quanto scritto sui giornali per semplice curiosità, altri, invece, potrebbero aver avuto uno scopo ben preciso. E' già successo, nell'inchiesta che ha portato agli arresti dell'ex responsabile di Telecom, Giuliano Tavaroli e dell'investigatore privato fiorentino Emanuele Cipriani, che emergessero pubblici ufficiali che, dietro compenso, accedevano al terminale di vari ministeri per controllare precedenti penali e altro.
Anche in quel caso, svariati di coloro che poi finirono in carcere appartenevano alla Guardia di Finanza. Nell'inchiesta condotta dal pm milanese Francesco Prete i finanzieri indagati per l'articolo 615 ter del Codice penale ("accesso abusivo a un sistema informatico o telematico") sono dieci, tutti marescialli e in servizio in località non proprio di primo piano da un punto di vista investigativo. Lavorano, infatti, nelle caserme di Borgomanero (Novara), Sassari, Torino, Castrovillari (Cosenza), Roma, Sapri (Salerno), Asti, Frascati (Roma), Larino (Chieti) e Pisa.

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