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Spionaggio fiscale, incandescenti i toni dello scontro politico

ROMA - Rimangono incandescenti i toni dello scontro tra maggioranza ed opposizione sull'ennesimo "troncone" di spionaggio politico all'italiana. Se Fassino, ricordando il Laziogate e il caso Telecom, torna a mettere all'indice il vertice della Cdl «responsabile» di un «clima di intossicazione politica», Berlusconi replica alle accuse con toni sarcastici: si tratta di «una bufala totale... rifaremo "Drive-in" con loro protagonisti...». A scendere in campo è anche, di nuovo, Bertinotti convinto «che per evitare l'imbarbarimento - sostiene il Presidente della Camera - serva una bonifica di fondo che renda certo che tutti gli apparati dello stato siano ispirati a un comportamento democratico».
Il segretario dei Ds, comunque, è determinato nell'affondo. Tanto più che questo nuovo episodio «sollecita» nel «dare corso rapidamente alla riforma dei servizi cambiando i vertici».
«Quello che è accaduto in questi anni - sottolinea il leader della Quercia - è molto inquietante e sconcertante». Di fatto si tratta di una «alterazione della vita democratica del paese» e l'«inaccettabile e grave» circostanza che vede "vittime" degli "spioni" le più alte cariche dello Stato non possono essere «solo ricondotte alla responsabilità di qualche funzionario». Parole che innescano la reazione del coordinatore nazionale di FI. «Un leader politico come Piero Fassino - dice Bondi - dovrebbe astenersi da giudizi tanto infondati quanto irresponsabili che alimentano nel paese un clima di imbarbarimento della vita politica e di logoramento del tessuto della democrazia». Colto sul vivo scende in campo anche Storace. «E' gravissimo che Fassino osi tornare a parlare di Laziogate, gli atti sono ormai pubblici - ricorda - e la mia posizione giudiziaria sullo spionaggio, pochi giorni fa, è stata archiviata dal Gip di Roma su proposta conforme della Procura della Repubblica. Non lo querelo solo perchè nessun giornale lo ha ancora scritto».
Ma la posizione d'attacco di Fassino non è affatto isolata nel suo schieramento. Innanzitutto a far sentire la voce del governo ci sono Pecoraro Scanio e Visco. Per quest'ultimo «è emersa una forma di spionaggio politico consapevole e la cosa più grave è che siano coinvolti militari che normalmente rispondono a una catena di comando». Il ministro dell'Ambiente parla senza mezzi termini di «emergenza democratica» per questo «bisogna punire i responsabili e garantire a tutti, maggioranza e opposizione, che la politica non venga ricattata».
Preoccupazione emerge anche dalle parole di Violante. «La cosa che viene fuori, da quel che mi è sembrato di capire - riflette - è che si cercava di mettere insieme tutto quel che poteva servire a chi esercitava il potere: menzogne, illazioni, falsi grossolani... tutto messo insieme». Per poi aggiungere: «magari c'era un po' di ingenuità, ma a me non interessa sapere se il ladro è ingenuo o intelligente, mi interessa che ci sia un ladro».

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