Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 14:44

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In Italia per migliorare la loro vita, ma la realtà è tra luci ed ombre

File alle poste di immigratiROMA - Otto immigrati regolari su 10 pensano di aver migliorato le loro condizioni di vita dopo il loro arrivo in Italia.
A rivelarlo è l'ultimo dossier immigrazione Caritas/Migrantes, presentato stamane, che disegna una realtà fatta di luci e ombre, in cui i pregiudizi e le difficoltà di inserimento, ancora forti, sono mitigate dai progressi fatti anche in ambito legislativo e dall'atteggiamento positivo e collaborativo dei diretti interessati. Che, non a caso, si mostrano una componente dinamica nel mercato del consumo: il 91% degli immigrati ha il cellulare, l'80% possiede un televisore, il 75% invia rimesse in patria, il 60% è titolare di un conto in banca, il 55% guida un'auto propria e il 22% usa quotidianamente il pc.
Uno dei nodi più complicati resta quello della casa: stime recenti indicano condizioni di «disagio abitativo» per 860mila stranieri, mentre la Caritas parla di «precarietà anagrafica» per circa 250mila soggiornanti, non ancora in grado di iscriversi come residenti al comune perchè alle prese con problemi di alloggio adeguato. Una percentuale non trascurabile, il 12-15%, ha bypassato il problema diventando proprietario dell'immobile in cui abita: 506mila, secondo la stima più generosa.
Quelli che hanno comprato un appartamento nel 2005 sono stati 116mila, il 14,4% degli acquirenti totali e addirittura il 20% a Roma: il 72%, poco meno di tre su 4, continua però a vivere in case in affitto.
Sei immigrati su 10 vorrebbero avere il diritto di voto, altrettanti hanno difficoltà a trovare un lavoro adeguato e la quasi totalità lamenta l'eccessiva lunghezza delle procedure per l'acquisizione della cittadinanza. L'insoddisfazione non si limita alla normativa o alla burocrazia: nel 2005 allo speciale Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali sono stati segnalati 867 casi di discriminazioni, concentrati specialmente nel centro-nord. Le denunce sono venute per lo più dagli africani (37,6%), per i quali fa da catalizzatore il colore della pelle.
Le discriminazioni riguardano anche vari aspetti della vita quotidiana, tra cui prevale il lavoro (28,4%, con problematiche riguardanti per lo più l'accesso al mercato e il mobbing) e gli alloggi (20,2%).

I reati più ricorrenti commessi da stranieri sono quelli contro il patrimonio (un terzo del totale) e quelli contro la persona (un quinto): per alcune nazionalità le denunce sono in diminuzione (albanesi, ad esempio) per altre in aumento (romeni).

In rapporto agli altri Paesi europei, «è ancora poco quello che si fa per i rifugiati e i richiedenti asilo»: nel 2005 le domande pervenute sono state 9.346, 14.651 quelle esaminate, quelle riconosciute o comunque risolte con protezione 5.266, mentre i rifugiati insediatisi in Italia sono circa 20mila. Quanto ai 7.583 minori non accompagnati, provenienti per lo più da Romania, Marocco e Tunisia, «rischiano di diventare clandestini al diciottesimo anno di età: bisognerebbe perfezionare ulteriormente la norma per il loro inserimento».
Ancora ridotto, infine, il numero di studenti stranieri iscritti all'università: 38 mila su 2 milioni e 300mila studenti esteri sparsi nel mondo nel 2004, ben poco rispetto alla quota del 10-12% di Gran Bretagna, Germania e Francia. Nell'anno accademico 2004-2005 le immatricolazioni sono state 8.758 e i laureati 4.438.

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