Martedì 18 Dicembre 2018 | 13:40

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I macchinisti accusano: la linea A non è sicura

linee Metro a RomaROMA - Il problema della sicurezza della metropolitana di Roma «è all'ordine del giorno», al di là delle cause che hanno provocato l'incidente di stamani alla stazione di piazza Vittorio a Roma che l'inchiesta della magistratura chiarirà. Ne sono convinti i macchinisti che ogni giorno alla guida dei convogli «attraversano cantieri, passano da un treno all'altro perchè il loro si guasta, stanno accodati come in autostrada senza poter mantenere le distanze di sicurezza o sentono che i freni dei nuovi treni spagnoli non danno le stesse garanzie di quelli vecchi», nonostante abbiano «passato il collaudo del ministero dei Trasporti».
E a volte si sentono dire dalla centrale operativa, che smista il traffico della metropolitana, «di andare a vista e di passare col rosso per snellire il traffico». Una prassi che, sottolineando gli addetti ai lavori, «si basa solo sull'abilità e la prontezza di riflessi dei macchinisti» Chiedono l'anonimato i colleghi del macchinista, Angelo Tomei, che oggi si trovava alla guida del convoglio che ha causato l'incidente nel quale circa 140 persone sono rimaste ferite. Ma vogliono spiegare come ogni giorno sono costretti a fare i conti con numerosi problemi. Primo fra tutti l'affollamento della linea. «I cittadini ci chiedono sempre più treni, ma la linea A è intasata, paurosamente intasata come un' autostrada dove si sta perennemente in colonna e le distanze tra un treno e l'altro non sono garantite», spiegano e a riprova snocciolano numeri: «sulla linea A circolano contemporaneamente 33 treni, prima erano 29, per garantire 617 corse, e a causa dell' intasamento e del traffico intenso, si accumulano ritardi anche fino a un'ora». Un problema che «porta a una soppressione di circa 70 corse al giorno e causa uno stress psicofisico a noi macchinisti che non sempre riusciamo a camminare come dovremmo e pure siamo costretti a turni forzati e straordinari vista la carenza di personale». Gli straordinari ai quali sono chiamati i macchinisti «toccano le 100 ore al mese».
Anche i guasti dei convogli rappresentano un problema se «dal 9 al 16 ottobre se ne sono contati circa 40, anche tra i convogli nuovi». Ma non basta, in questi mesi sulla linea A sono in corso lavori di ammodernamento. E un cantiere si trova proprio nella stazione, viale Manzoni, che precede quella dove è accaduto l'incidente. «Il convoglio proveniva da una zona, quella di Manzoni, con i cantieri aperti dove, per questo motivo, per il transito si prevede un rallentamento a 20 km/h. Superato quel tratto tutto torna normale», spiega un collega di Tomei. «Quello che è avvenuto questa mattina, quel tragico incidente, - è una delle ipotesi - potrebbe essere stato un tipico incidente da cantiere: così noi chiamiamo quegli incidenti che si verificano quando si cerca di garantire il servizio in concomitanza con l'apertura di un cantiere».
Ma l'elenco dei problemi non finisce qui. «Nei vecchi treni la frenata dava più sicurezza a chi guidava», spiegano alcuni macchinisti veterani con oltre 20 anni di servizio alla guida dei treni, a proposito dell'efficienza dei treni spagnoli della Caf acquistati dalla società Met-Ro. In questo modo «chi conduce il treno deve mantenere un livello di attenzione ben superiore al normale». Ma il problema della necessità di ammodernamento della linea A era già ben presente al presidente di Met.Ro Stefano Bianchi che proprio oggi, ironia della sorte, in un'intervista ad un quotidiano sottolineava la necessità di interventi su tutta la linea e in particolare nella stazione di Piazza Vittorio, scenario del terribile incidente.
Diana Formaggio e Simona Tagliaventi

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