Giovedì 13 Dicembre 2018 | 15:26

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La Cgia di Mestre: autonomi sono parte del problema, la verità è che ci sono 2.600.000 dipendenti che svolgono il secondo o il terzo lavoro in nero facendo concorrenza sleale ai lavoratori autonomi

ROMA - «La patente di evasore non può essere affibbiata agli autonomi, bensì ad altri. E nemmeno coloro che sono a reddito fisso possono chiamarsi fuori da queste responsabilità. E' quanto sottolinea la Cgia di Mestre in merito ai dati sulle dichiarazioni dei redditi 2004 diffusi oggi. Dai dati in particolare emerge che gioiellieri e titolari di bar dichiarano al fisco meno di maestri elementari, proprietari di saloni per la vendita di autovetture. Redditi al limite della soglia di povertà dichiarano anche i tassisti, i sarti, i parrucchieri, i pescivendoli, i ceramisti, i titolari di autosaloni, i rivenditori di ricambi auto.
Dati che non convincono la Cgia di Mestre. Secondo l'Istat, osserva l'associazione degli artigiani, ci sono 2.600.000 dipendenti che svolgono il secondo o il terzo lavoro in nero facendo una vera e propria concorrenza sleale nei confronti dei lavoratori autonomi. Senza contare le attività irregolari svolte da larghe fette di pensionati o di disoccupati». L'imponibile evaso in Italia è di circa 311 miliardi di euro l'anno, pari a circa il 25% del Pil nazionale. E' questa la stima calcolata dalla CGIA di Mestre che ha cercato di mappare questo triste fenomeno individuando 4 grandi aree di evasione-elusione fiscale presenti nel nostro Paese: l'economia sommersa; l'economia criminale; l'evasione-elusione delle grandi imprese e quella dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese.
Secondo la Cgia l'area dove si realizza l'evasione piu grande è l'economia sommersa che, secondo l'Istat, sottrae al fisco italiano circa 200 miliardi di euro l'anno. E' vero - proseguono dalla CGIA - che la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti (ma non la totalità!) assolve ai propri doveri fiscali, ma dobbiamo ricordare che l'esercito di lavoratori in nero è composto da oltre 3 milioni di unità di lavoro standard. E di questi, 2.600.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro.
La seconda è l'economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose che, in almeno 3 regioni del Mezzogiorno, controllano buona parte dell' economia di quei territori. Secondo la DIA (Direzione Investigativa Antimafia) il giro di affari non «contabilizzati» si attesta sui 100 miliardi di euro l'anno.
La terza area è quella composta dalle grandi società di capitali. Secondo i dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze, il 50% delle grandi società di capitali italiane dichiara per più anni redditi negativi o pari a zero e un altro 17% dichiara meno di 10.000 euro. In pratica su un totale di quasi 770.000 società di capitali il 50% non versa un euro al fisco italiano, almeno per quanto riguarda le imposte sul reddito. Il Ministero stima un'evasione-elusione fiscale attorno ai 7 miliardi di euro. Infine, continua la Cgia, c'è l'evasione dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese dovuta alla mancata emissione di scontrini, ricevute e fatture fiscali che sottrae all'erario circa 4 miliardi di euro l'anno. E' necessario distinguere però - proseguono dalla CGIA - tra liberi professionisti, artigiani e commercianti: ogni attività rappresenta una categoria a sè stante. Inoltre non c'è nulla da scandalizzarsi se statisticamente un quarto degli autonomi dichiara redditi molto bassi: la differenziazione reddituale esistente a livello geografico (le Regioni del Nord presentano redditi molto più elevati rispetto a quelle del Mezzogiorno), la elevata mortalità delle imprese che nei primi 3 anni di vita oscilla attorno al 50% ed il forte turn over tra aperture e chiusure, abbassano notevolmente la media reddituale nazionale.
«Certo - sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre - queste 4 aree sono in parte sovrapponibili e gli oltre 310 miliardi di imponibile evaso altro non sono che una stima. Noi non vogliamo difendere gli autonomi sic et simpliciter , ma vorremmo ricordare che i lavoratori autonomi sono già «difesi» dagli studi di settore, perchè è lo Stato che stabilisce ed impone il loro livello di reddito: grazie a questi strumenti di controllo fiscale infatti, negli ultimi anni l'evasione nel popolo delle Partite Iva si è molto ridotta. Noi riteniamo - conclude il segretario della CGIA - che questo argomento, l'evasione fiscale, meriti maggior approfondimento.»

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