Sabato 15 Dicembre 2018 | 12:08

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Corea del Nord, l'orso che sfida i grandi della terra

SEOUL - Dietro alla sfida nucleare che la Corea del Nord ha rivolto oggi alle potenze del globo c'è un dittatore che ha un po' l'aria di orso e un po' di un fanciullo.
A 64 anni suonati Kim Jongil ha ancora qualcosa di adolescenziale: il «diletto leader» nordcoreano non ha mai perso l'aria ambigua di un personaggio degli stravaganti fumetti giapponesi chiamati manga.
Sempre in uniforme di foggia maoista, è grasso e occhialuto come il padre Kim Ilsung, l'astuto monarca comunista che dopo la guerra di Corea riuscì per 40 anni a barcamenarsi fra gli antagonismi di quattro potenze (Usa, Urss, Cina e Giappone) lungo la più irriducibile frontiera della 'guerra freddà.
Ma Kim figlio non è mai stato capace di dissipare l'impressione di essere una copia sbiadita dell'imponente genitore, alla cui morte nel luglio 1994 ereditò lo scettro dell'ultimo baluardo dello stalinismo nel mondo.
Il riferimento al 'piccolo padre' sovietico non è peregrino: fu proprio la protezione di Josif Stalin a garantire a Kim padre, profugo diventato ufficiale dell'Armata rossa, la preminenza sugli altri dirigenti comunisti coreani che avevano combattuto l'invasione nipponica durante la seconda guerra mondiale. Proprio le acerrime rivalità interne insegnarono all'emissario sovietico a sbarazzarsi spietatamente di avversari come il leggendario capo partigiano Pak Honyong e di attuare poi epurazioni degne di quelle sovietiche e maoiste.
Il fatto di essere cresciuto in un clima del genere può spiegare molto del carattere di Kim Jongil. Nato il 16 febbraio 1942 in un villaggio siberiano presso Khabarovsk, negli anni sessanta emerse come unico successore possibile di un padre che si era sbarazzato di ogni rivale e che nel 1974 fece di cui il segretario del 'Partito dei lavoratorì.
La successione famigliare fu sancita sul piano politico nel 1980 e nel 1993 il figlio assunse dal padre, destinato a morire l'anno successivo, anche l'incarico chiave di presidente della commissione militare centrale.
Della vita privata di Kim junior si sa poco: le dicerie filtrate all'estero ne fanno un personaggio viziato e collerico, incurante delle misere condizioni della popolazione e circondato dal lusso, fra splendide amanti e una cucina ultraraffinata.
Sembra esservi un riscontro effettivo, però, solo per la gastronomia e per le auto da corsa, mentre alcuni testimoni lo hanno definito garbato e acuto conversatore, non privo di un certo senso dell'umorismo. Ma è un ritratto che mal si concilia con la violenza verbale delle dichiarazioni spesso attribuitegli contro «gli invasori imperialisti americani e i loro lacche». Fra impulsi al dialogo e sequele di minacce, l'immagine che questo paese di 22 milioni di abitanti continua a offrire resta quanto mai elusiva, come quella del suo autocrate. Se forse Kim Jongil non ha fatto (o non è stato il solo a fare) del suo paese quello che alcuni descrivono come un «regno del male», certamente però non è riuscito a impedire che questa diventasse l'immagine più diffusa all'estero di un regime sempre più sprofondato in un disperato isolamento.
Kim Jongil ha tre figli. Il maggiore, Jongnam di 35 anni, sarebbe caduto in disgrazia dopo essere stato riconosciuto ed espulso durante un viaggio segreto in Giappone nel 2001. Il preferito sarebbe ora il secondogenito Jongchul, 25 anni, che avrebbe frequentato una scuola svizzera verso la metà degli anni novanta e che di recente sarebbe tornato diverse volte in Europa (forse per farsi curare una malattia ormonale). Il terzogenito, di 23 anni, si chiama Kim Jongwun e sarebbe quello che fisicamente assomiglia maggiormente al padre e che ha maggiore ambizione di succedergli.

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