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Mosca - Uccisa una giornalista critica con il Cremlino e con la guerriglia cecena

È Anna Politkovskaya, 48 anni, del quotidiano "Novaya Gazeta". Un killer vestito in nero l'ha freddata a colpi di pistola nell'ascensore della sua abitazione
Russia - La giornalista Anna Politkovskaya MOSCA (Russia) - Il sangue torna a macchiare le pagine dei pochi quotidiani russi rimasti indipendenti dopo la stretta autoritaria del Cremlino: è stata uccisa stasera a Mosca la nota giornalista e opinionista Anna Politkovskaya, pioniera della libertà di informazione in Russia e attiva paladina dei diritti della popolazione cecena martoriata dalla guerra.
Politkovskaya - 48 anni - lavorava al quotidiano "Novaya Gazeta", una delle voci più critiche nei confronti del potere, ed era un volto ben noto del panorama informativo russo: molti colleghi la consideravano come l'incarnazione della coscienza professionale, e nonostante i contrasti con il potere l'avevano insignita nel 2000 dell'equivalente russo del premio Pulitzer americano, il "Penna d'oro".
Il pubblico oltre confine l'ha conosciuta per un suo libro di forte impatto emotivo sulla guerra in Cecenia, "Viaggio all'inferno - diario ceceno", dove, con documentata precisione, aveva ricostruito i tanti abusi commessi dalle forze russe e dai loro alleati locali ai danni della popolazione civile.
Nemici se ne era fatti anche nell'altro campo, quello della guerriglia separatista, per la puntuale denuncia del terrorismo e delle sofferenze di un popolo preso in ostaggio dalle ambizioni sia di Mosca che dei secessionisti.
Ma sono molte le inchieste scottanti che la giornalista aveva portato avanti: la corruzione nelle alte sfere del ministero della Difesa e la controversa operazione, nell'ottobre del 2002, delle forze russe nel teatro di Dubrovka (almeno 129 morti fra gli ostaggi per l'annientamento dell'intero commando terrorista), solo per citare due dei casi più delicati.
Il corpo di Anna Politkovskaya è stato scoperto poco dopo le 17 ora locale (le 15 italiane) da una vicina, allarmata dal rumore degli spari, nell'ascensore dell'abitazione della giornalista, un palazzo in via Lesnaia, in un quartiere abbastanza popolare della capitale. Accanto al cadavere l'assassino - un giovane vestito di nero, secondo alcune testimonianze - ha abbandonato l'arma del delitto, una pistola Makarov dalla quale erano stati sparati quattro colpi.
Politkovskaya aveva due figli. Nata nel 1958 a New York da una coppia di diplomatici ucraini accreditati all'Onu, era entrata nel giornalismo nel 1980, subito dopo la laurea in scienze delle comunicazioni conseguita a Mosca. Con la perestroika, era passata alla stampa indipendente, e della libertà di informazione aveva fatto la sua battaglia: durante il golpe dell'agosto 1991, fu fra i realizzatori del quotidiano "Obshaia Gazeta", voce clandestina che, per i tre giorni del tentato putsch, riuscì a sfuggire alle maglie della totale censura per informare i cittadini degli eventi in corso.
Alle vicende del conflitto ceceno si era appassionata alla fine degli Anni Novanta, e non solo come cronista: nel dicembre del 1999 fu lei a organizzare, sotto una pioggia di bombe, l'evacuazione dell'ospizio di Grozny, mettendo in salvo 89 anziani.
Aveva già subìto un tentativo di omicidio: nel 2004, subito dopo la strage di Beslan, qualcuno tentò di avvelenarla mentre era nella città osseta per un reportage.
L'omicidio sembra destinato a monopolizzare a lungo le pagine dei giornali russi: a testimoniare della delicatezza del caso, è la prontezza con la quale sono accorsi sul posto il viceprocuratore generale Viktor Gring e il procuratore di Mosca Iuri Siomin. Per Dimitri Muratov, direttore di "Novaya Gazeta", l'eliminazione di Anna «sembra essere una punizione per i suoi articoli».
Ma già i primi commenti degli opinionisti dimostrano un grande scetticismo sulle possibilità di arrivare a una verità sul delitto: l'elenco dei giornalisti uccisi in Russia dal crollo dell'Urss a oggi è lungo, e su nessuna di quelle vicende è mai stata fatta piena luce.
Si va da Dimitri Kholodov, cronista del "Moskovski Komsomolets", ucciso nell'ottobre del 1994 mentre indagava su malversazioni nel ministero della Difesa; a Vlad Listiev, notissimo volto del primo canale televisivo freddato da sicari nel marzo del '95; al direttore dell'edizione russa della rivista americana "Forbes", Paul Klebnikov, ucciso nel luglio del 2004; al commentatore televisivo dell'emittente commerciale "Ntv" Ilia Zimin, caduto sotto i colpi dei killer nel febbraio di quest'anno, solo per citare i casi più noti.

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