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Chiuso lo scalo di Tirana, ma i sistemi di controllo sono in regola

TIRANA - Rientrava in Turchia dopo aver atteso invano l'asilo politico che le autorità albanesi non gli hanno mai concesso. E' storia, ancora tutta da indagare, del giovane turco Hakan Ekinci, musulmano convertito al cattolicesimo, che, dopo essersi imbarcato nel pomeriggio di oggi a Tirana sul volo diretto a Istanbul, è riuscito - senza armi addosso - a dirottarlo. Forse il tentativo estremo di evitare l'arresto che sarebbe probabilmente scattato al suo arrivo in Turchia, dove le autorità lo avrebbero accusato di diserzione, come cattolico e obiettore di coscienza. Nei mesi scorsi, infatti, Ekinci era fuggito dall'esercito, e per questo aveva sperato nell'asilo politico in Albania.
Ma dirottare l'aereo è stato forse un gesto deciso all' ultimo momento, quando ha saputo in mattinata che l'ambasciata turca aveva pronto per lui il foglio di via per fare rientro in patria. «Quell'uomo non era munito neppure di un passaporto, e per lasciare il paese aveva ottenuto un documento di identità provvisorio», raccontano all'Ansa fonti dell'aeroporto di Tirana, uno scalo i cui sistemi di sicurezza erano finiti negli anni scorsi al centro di pesanti accuse internazionali. Le autorità britanniche lo avevano addirittura inserito in una lista nera, ritenendo che i criteri di controllo applicati per i passeggeri in partenza fossero del tutto insufficienti a scongiurare il rischio di dirottamenti.
L'incidente di oggi, in realtà, è il primo mai accaduto su un aereo decollato da Tirana, e dai mesi delle polemiche molti progressi sono stati oltretutto compiuti: oggi lo scalo internazionale «Madre Teresa» (l'unico in funzione in tutta l'Albania) è gestito dal consorzio tedesco 'Airport Partners', che si occupa anche delle procedure di controllo sui passeggeri. La polizia locale ha riservato per sè soltanto la verifica sui passaporti e le procedure di visto.
«In questo caso la sicurezza non c'entra nulla - commenta all'Ansa un funzionario della società di gestione che chiede l'anonimato - il dirottatore è infatti salito a bordo senza armi, e questo vuol dire che i controlli sui bagagli e sui passeggeri sono stati compiuti correttamente. Come poi quest'uomo sia riuscito a dirottare un aereo e a tenerlo in ostaggio per tre ore con la sola forza della sua voce, è un mistero tutto da chiarire». Anche il ministro dei Trasporti albanese, Lulezim Basha, ribadisce che «gli standard di sicurezza dell'aereoporto non sono stati compromessi».
L'incidente accade tuttavia in un momento di forte polemica all'interno dell'aviazione civile albanese. L'organismo di controllo è al momento privo del suo direttore generale, Gazmend Dibra, travolto da un'inchiesta per presunto abuso in atti d'ufficio e corruzione passiva in relazione alla sospensione della licenza alla compagnia aerea «Albatros», che collegava Tirana con sette scali italiani tra cui Bari.
«Da quando una settimana fa Dibra si è dimesso, l'ufficio è nel caos», commentano a Tirana osservatori, che tuttavia non si spingono a collegare il dirottamento di oggi con lo scontro politico fra maggioranza e opposizione che ha preceduto e accompagnato quelle dimissioni.
Dopo la notizia del dirottamento autorità albanesi e diplomatiche hanno raggiunto l'aeroporto, dove il governo ha istituito una cellula di crisi: almeno 90 dei 106 passeggeri a bordo erano infatti albanesi, compreso un deputato. Fra i passeggeri c'erano anche una ventina di albanesi diretti in pellegrinaggio in Arabia Saudita. Sul posto si è recato anche l'ambasciatore d'Italia a Tirana, Attilio Massimo Iannucci, che ha verificato attraverso la lista ottenuta della compagnia Turkish Airlines, che non vi fossero italiani a bordo.
Sul dirottamento la procura generale albanese ha aperto una inchiesta: ispettori sono giunti all'aeroporto per avviare le loro verifiche. Le autorità hanno temporaneamente chiuso al traffico lo scalo, bloccando così anche un gruppo di italiani in attesa di imbarcarsi per Venezia.
Carlo Bollino

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