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L'ansia dei familiari dei feriti «appesi» al telefono

ROMA - Due famiglie in ansia - quelle del maresciallo Francesco Cirmi, 30 anni, di Bologna, e del caporal maggiore Vincenzo Cardella (24), di San Prisco, nel casertano - e tre sollevate per aver potuto parlare direttamente coi loro cari; ma tutte unite nel dolore per la morte, oggi, a Kabul, del caporal maggiore capo Giorgio Langella. Il pensiero che la stessa sorte poteva toccare ai loro familiari non li abbandona.
Cirmi ha subito un forte trauma facciale. «Sappiamo - ha detto lo zio paterno - che Francesco è uscito dalla sala operatoria. Ci assicurano che è lucido anche se ha ferite ovunque, sul volto, agli arti, ma almeno è vivo. Per ora le notizie sono rassicuranti». E' figlio unico, la sua famiglia abita in un quartiere popolare a due passi dalla Fiera di Bologna. Il primo a sapere dell' attentato è stato suo padre Umberto. Reduce da tre infarti e due bypass, appena ha visto alla porta un colonnello dell' Esercito ha subito chiesto: «E' successo qualcosa a mio figlio?». Nel frattempo la madre, un' insegnante delle scuole medie, era in palestra, ignara di tutto. A darle la notizia è stata la cugina di Francesco, Antonia, che l' ha aspettata sotto casa. La donna è arrivata intorno alle 11.30 in via Caduti della Via Fani a bordo di un taxi. Dopo quel triste annuncio a malapena si reggeva in piedi: con le mani sul volto, si è appoggiata alla nipote.
Cardella ha invece riportato serie ferite alle gambe. Anche lui è stato sottoposto ad intervento chirurgico. Papà Paolo, pensionato, e mamma Teresa, casalinga, aspettano con ansia una telefonata dal loro unico figlio. E' la promessa che gli ha fatto un ufficiale dell'Esercito, giunto da Roma a San Prisco: li chiamerà non appena il giovane sarà in grado di parlare, finito l'effetto dell'anestesia. I vertici militari, le autorità regionali, il sindaco di San Prisco e tanti cittadini hanno testimoniato la loro solidarietà ai familiari del loro giovane concittadino. «Siamo in attesa di nuove notizie tranquillizzanti», ha detto il sindaco Abbate. «Speriamo di riabbracciarlo presto».
Più disteso il clima a Secondigliano, a casa di Pamela Rendina, 24 anni, uno dei tre feriti più lievi. «E' stata mia figlia - racconta la mamma di Pamela, Maria Concetta - ad avvisarci che c' era stato un attentato a Kabul. Mi ha subito tranquillizzata: da stamattina l' ho già sentita due volte, ed in ogni telefonata Pamela mi rassicura sulle sue condizioni. Mi ha detto che sta bene».
La soldatessa ha riportato contusioni varie al ginocchio destro e alla spalla sinistra. Pamela Rendina, alla sua prima missione all' estero, si è arruolata da un anno. E' la prima militare donna italiana ad aver riportato ferite in azione nel corso delle missioni all' estero. In precedenza, il 12 novembre 2003, nell' attentato di Nassiriya costato la vita a 19 italiani, era stata ferite il maresciallo dei carabinieri Marilena Iacobini.
Solo lievi ferite anche per il caporale Sebastiano Belfiore, 20 anni, di Caselle (Torino), che ha riportato una lieve escoriazione al capo e un ematoma al bacino sinistro, e per il caporal maggiore scelto Salvatore Coppola, 28 anni, di Torre Santa Susanna (Brindisi), che se l'è cavata con contusioni varie. Il sindaco del comune pugliese, Francesco Frioli, ha detto di condividere «le ragioni del dovere che hanno portato Salvatore e altri militari italiani ad operare in Afghanistan: il dovere di affermare il primato della pace in aree devastate dall' odio messo in atto da ampi gruppi terroristici».

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