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Scandalo intercettazioni Telecom - Il governo blinda la diffusione dei documenti

Romano Prodi ROMA - Via libera del Consiglio dei ministri al provvedimento sulle intercettazioni: il Governo, d'intesa con l'opposizione e dopo aver consultato il Consiglio superiore della magistratura, interviene con un decreto che ne regola l'utilizzo e la raccolta.
Gli unici autorizzati, i magistrati, ha precisato il ministro dell'Interno Giuliano Amato.
Il provvedimento, ha detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi da Vasto, servirà a fare in modo «che queste cose non vengano usate per un ricatto a catena: occorre fare in modo - ha sottolineato il premier - che il marcio non dilaghi. Ogni giorno questo fenomeno appare più grande. È una cosa di dimensioni enormi, la violazione al diritto è impressionante».
Secondo Prodi «i contorni di questo fenomeno sono da vedere nei prossimi giorni, ma la vicenda ha già una dimensione grandissima».
Nel merito, ha spiegato il ministro dell'Interno, Giuliano Amato subito dopo il Consiglio dei Ministri, il provvedimento stabilisce che «le intercettazioni illegali non potranno essere utilizzate ai fini processuali e andranno distrutte». «Sarà reato - ha aggiunto Amato - anche detenere le intercettazioni illegali».
Per quanto riguarda la pubblicazione di intercettazioni illegali «sarà competente il giudice civile - ha continuato il titolare del Viminale - noi puniamo penalmente la detenzione».
Per l'editore ed il direttore o il vicedirettore in solido è prevista «una sanzione di 50 centesimi per ogni copia stampata ovvero da 50mila ad un milione di euro per diffusione tv, radio o telematica. In ogni caso la sanzione non potrà essere inferiore a 20mila euro, anche se il giornale stampa 15 copie».
Soddisfatto il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che sottolinea come il decreto servirà a «dare serenità ai cittadini» e «tutelerà tutti, non solo i Vip». Secondo il ministro per le Infrastrutture, Antonio Di Pietro, il decreto «serve a dire basta agli abusi e alle interferenze nella vita privata dei cittadini e a dire basta ai tentativi golpisti sulla vita politica degli italiani».
Via libera anche dall'opposizione. Dopo il "placet" accordato ieri da Silvio Berlusconi, la decisione del governo di intervenire è stata salutata con favore da tutto il centrodestra: il capogruppo di An al Senato, Altero Matteoli condivide «lo spirito che è quello di evitare che una montagna di intercettazioni su ignari cittadini, non autorizzate e non richieste, diventi di pubblico dominio con effetti che tutti possono immaginare». L'intervento, secondo l'esponente Udc Erminia Mazzoni, è «finalmente un passo concreto nella direzione giusta, quella che noi primi avevamo indicato».
«Siamo pronti ad esaminare in tempi brevi, anzi brevissimi, il decreto e a convertirlo in legge, se rispetterà l'esigenza del totale rispetto della privacy dei cittadini», aggiunge il presidente dei senatori di Forza Italia, Renato Schifani. Ma Francesco Storace di An avverte: «bene il decreto, ma attenzione a fare in modo che non sia un colpo di spugna».

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