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Anche la Cia denuncia la tratta degli ulivi secolari

albero di olivo ROMA - E' ormai divenuto un vero e proprio business. E' possibile acquistarli addirittura anche attraverso Internet. Il loro prezzo varia da tremila a diecimila euro. Si tratta del «supermarket» degli ulivi secolari. Una «tratta» messa in atto da bande criminali che, su commissione, rubano gli alberi i quali, soprattutto dalla Puglia, ma anche dalla Calabria e da altre zone del Sud vocate all'olivicoltura, prendono le vie del Nord Italia. Il tutto per abbellire giardini e parchi privati. Un fenomeno sempre più crescente che la Cia-Confederazione italiana agricoltori torna a denunciare chiedendo che venga al più presto emanata una legge per bloccare questo assurdo scempio. Secondo la Cia, occorre intervenire per tutelare un patrimonio inestimabile che contraddistingue regioni come la Puglia, dove vi sono più di 50 milioni di piante d'ulivo, il cui prodotto viene lavorato da oltre 250 mila aziende. E' indispensabile, quindi, fare in modo che questo criminale e redditizio commercio venga sconfitto.
Siamo in presenza, infatti, non solo ad un danno, pur grave, di carattere economico, ma soprattutto al «furto del paesaggio».
Il fenomeno -spiega la Cia- è nato in sordina alimentato dal desiderio di alcune persone facoltose di abbellire le loro ville. Ora, invece, è esploso in maniera dirompente e gli agricoltori ne pagano, purtroppo, il prezzo più alto. Ad essi i «predoni degli ulivi» sottraggono piante nel giro di una notte. Un commercio - rileva la Cia - che non è soltanto il frutto di furti messi a segno da bande criminali organizzate, ma ad accrescerlo vi sono anche proprietari di uliveti che, aggirando le leggi (che nel caso specifico sono assai blande), piazzano i loro secolari alberi al migliore acquirente.

«Nonostante negli ultimi anni larga parte dell'opinione pubblica sia stata sensibilizzata sul fenomeno del furto e del commercio di alberi d'olivo secolari e monumentali, lo scempio continua». Anzi, cresce, arrecando notevoli danni. Per tale ragione - afferma il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi - chiediamo al governo un'azione forte affinchè intervenga legislativamente a tutela del patrimonio e da un punto di vista preventivo si applichino le norme esistenti penali e civili, che vietano il furto, il commercio illecito e l'estirpazione non autorizzata degli ulivi secolari».
«Circa un quarto degli olivi italiani sono ultrasecolari; tali da essere considerati veri esempi di arte sempre viva cui gli agricoltori dedicano cure, attenzioni e investimenti per il loro mantenimento. Non è più tollerabile -aggiunge il presidente Politi- che migliaia di questi esemplari siano prima oggetto di furto e poi di vendita lontano dal luogo d'origine».
Alcune amministrazioni locali - evidenzia la Cia - hanno assunto decisioni per la catalogazione di questi alberi e la regione Puglia ha di recente presentato un disegno di legge che prevede l'apposizione sul tronco di una targhetta identificativa e multe fino a 30mila euro per ogni pianta danneggiata, e spiantata o illecitamente commercializzata e la stessa legge 144 del 1951, tuttora in vigore, pone precisi vincoli nel trattamento degli olivi, ma la questione riguarda tutte le aree olivetate del Paese.
«In altri Paesi del Mediterraneo, come Grecia o Turchia, non esistono - prosegue Politi - limitazioni, per cui se proprio affianco di ville e alberghi o lungo vie cittadine si vuole far bella mostra di antichi olivi si può sempre far ricorso al commercio internazionale».
«In Italia - conclude il presidente della Cia - è, invece, ora di mettere ordine, aggiornare e dare efficacia alle norme in vigore, anche tenendo conto degli oneri a carico degli agricoltori per il mantenimento degli alberi monumentali, riconoscendo loro un intervento finanziario per il lavoro e la salvaguardia del territorio».

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