Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 15:25

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Il clima cambia in fretta, in 15 anni i fenomeni estremi cresciuti del 30%

New Orleans - Uragano KatrinaROMA - L'emergenza maltempo, con piogge e vento che da ieri stanno falciando molte regioni italiane, «sono dei cicloni tropicali, fenomeni di particolare violenza che però, negli ultimi 15 anni, sono aumentati per numero del 30%, in corrispondenza con l'avvio dei cambiamenti climatici del nostro pianeta annunciati già dagli anni '80». A spiegare l'origine dei nuovi fenomeni meteo che stanno provocando nuove emergenze nel nostro paese è il climatologo Giampiero Maracchi, scienziato dell'Istituto di Biometeorologia Ibimet del Cnr di Firenze.

Ma come arrivano fino a noi cicloni che erano tipici dell'area tropicale del pianeta? «I cambiamenti di clima in atto sulla terra stanno provocando - spiega Maracchi - un incremento di energia nella fascia tropicale, energia che ora sta arrivando anche nella fascia più temperata». Uno spostamento, ricorda Maracchi, che sta provocando nell'ultimo decennio, «danni per 4 miliardi di euro l'anno alla sociatà».
«Questi fenomeni - prosegue l'esperto - sono quindi delle conseguenze dirette dei cambiamenti climatici, una condizione che si verifica nei cambiamenti estremi come l'incremento degli uragani che, però, va sottolineato, non sono fenomeni che toccano la fascia in cui cade il nostro Paese».

E tra le conseguenze dell'incremento dei fenomeni meteo estremi, Maracchi, oltre alla crescita del 30% «dei cicloni extratropicali», sottolinea anche la crescita per numero «delle esondazioni, aumentate - dice - di ben tre volte dal '90 ad oggi, rispetto a quanto accadeva nel periodo che va dal 1950 al 1990». Ma per lo scienziato italiano, sebbene ogni volta che passano questi fenomeni estremi si contano gravi danni alle popolazioni, in termini «di prevenzione non siamo però all'anno zero».

«Negli ultimi 15 anni, da quando si stanno manifestando questi fenomeni meteo estremi - sottolinea - molte cose sono state fatte in Italia. Innazitutto la Protezione Civile oggi si dimostra molto efficiente nei suoi interventi e anche sul fronte della prevenzione, grazie ad un sistema di collegamento con centri di ricerca e controllo meteo che operano in molte parti del nostro Paese, direi in quasi tutt'Italia».

Per Maracchi ovviamente il fronte della prevenzione può essere ulteriormente incrementato e gli interventi migliorati. Ecco come. «Siccome questi eventi - dice il climatologo - hanno delle conseguenze ormai puntuali, valutate e quindi prevedibili, oltretutto in zone ben note, guardando ad una migliore prevenzione dei danni, si potrebbe incrementare il controllo degli argini a maggior rischio o laddove ci sono ancora argini in stato critico».
Maracchi ricorda ancora come negli anni «anche le Regioni si sono organizzate a livello locale con centri regionali e di competenza locale che si raccordano con la Protezione Civile». Ma se tecnici ed esperti del nostro Paese si «stanno dando da fare», il climatologo del Consiglio Nazionale delle Ricerche non di mostra troppo ottimismo guardando all'evoluzione futura dei fenomeni registrati in questi giorni. «Temo - dice - che la situazione diventerà più critica».
«Questi fenomeni estremi - aggiunge - sono fenomeni che continueranno nei prossimi dieci, o forse venti anni, e se la corrente del Golfo dovesse inabissarsi molto prima dei luoghi in avvienen oggi, ebbene l'Europa diventerebbe freddissima, cambiando volto al suo paesaggio». Ma lo scienziato non vuole fare inutili allarmismi. «Gli studi sul clima, la climatologia - afferma - sono molto recenti. La scienza studia il clima ed i suoi fenomeni da troppo poco tempo con metodi e strumentazioni moderni, quindi fare previsioni di questa portata richiede grande cautela».

«Lo scenario di un'Europa freddissima può non essere repentino - conclude Maracchi - e si basa certo su ipotesi nate da alcune risultanze di recenti studi scientifici, ma non possiamo affermare che tutto ciò accadrà davvero, così come non possiamo affermare che tutto rimanga com'è ora, o quasi. La scienza sta facendo il suo percorso, una strada cominciata nel campo della climatologia troppo poco tempo fa, se pensiamo alla veneranda età del nostro pianeta».

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