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Emiliano: ricordare morti liberazione è ricordare radici nostra democrazia

BARI - «Su rimozioni e semplificazioni si è fatto avanti un certo revisionismo storico e il tentativo di cancellare ogni distinzione tra fascisti e antifascisti, tra chi combattè al fianco dei tedeschi e chi combattè contro i tedeschi, tra chi si battè per la libertà e la democrazia insieme agli angloamericani e chi faceva la guerra in nome della tirannide nazifascista». Lo ha detto il sindaco di Bari, Michele Emiliano, nella cerimonia tenuta stamane col presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per la consegna alla città di Bari della medaglia d'oro al merito civile per la lotta antinazista.
«Sulla rimozione del grande contributo del Sud alla lotta di Liberazione nazionale - ha detto Emiliano - si sono operate semplificazioni della storia nazionale, quelle che limitano la Resistenza a fatto di piccoli gruppi e di zone geografiche ristrette del nostro Paese, come quelle che la vogliono estranea a un sentimento nazionale e patriottico».
Il sindaco ha sottolineato che la medaglia d'oro «riconosce ufficialmente il ruolo fondamentale e glorioso di Bari nel momento più buio della storia nazionale». «In quel 1943 segnato dalla disfatta della guerra fascista e dal crollo dello Stato, dall'invasione tedesca e dallo scontro di eserciti stranieri sul suolo della patria, in questa città del Sud - ha ricordato - si susseguirono avvenimenti drammatici e sanguinosi che dettero però il senso, se non il segnale, che l'Italia era pronta a un nuovo Risorgimento, alla lotta per riscattare l'onore della Patria e per conquistare la democrazia. La strage del 28 luglio che colpì la gioventù antifascista formatasi negli anni della dittatura intorno a Casa Laterza e al magistero di Benedetto Croce; la straordinaria giornata del 9 settembre, vera e propria alba della Resistenza italiana che unì esercito e popolo nella lotta in difesa del porto e di altre installazioni civili e militari; il bombardamento tedesco del 2 dicembre che causò agli alleati la più grave catastrofe navale sul fronte europeo e alla città lutti e devastazioni che la subdola perfidia dell'iprite di tanto in tanto ci rammemora ancor oggi: in poco più di quattro mesi ecco riassunti i grandi nodi di quel tempo, l'empito antifascista, la lotta di Liberazione, la catastrofe della guerra».
«Ci sono voluti però più di sessant'anni - ha rilevato - perchè il contributo di Bari a quei grandi capitoli della storia d'Italia fosse riconosciuto e 'remuneratò con questa medaglia. Non facciamo colpa di questo ritardo a nessuno più di quanto non ne facciamo a noi stessi».
«Recuperare, anche in senso geografico, il carattere nazionale e patriottico della Guerra di Liberazione - ha aggiunto Emiliano - è il miglior antidoto a questi revisionismi, come ci ha insegnato con magistero costante e appassionato il suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi. Ricordare i morti di via Niccolò dell'Arca è onorare Giuseppe Di Vagno, Piero Gobetti, Giovanni Amendola, Giacomo Matteotti, Antonio Gramsci e le migliaia di vittime della dittatura fascista, ricordare la difesa del porto di Bari e il generale Bellomo (che due anni dopo i comandi militari italiani avrebbero lasciato solo ad affrontare una ingiusta accusa davanti a una corte marziale inglese che lo condannò a morte senza che nessuno le avesse sottoposto l'eroico comportamento di Bellomo quel 9 settembre a Bari) significa tornare con la mente a Cefalonia e all'eroica disperata lotta della Divisione Acqui; ricordare lo spavaldo eroismo di Michele Romito, il quattordicenne di Bari Vecchia che con un preciso lanciò di bombe a mano bloccò un'autocolonna di tedeschi, rende il giusto merito anche agli scugnizzi di Napoli».
«Noi baresi - ha concluso il sindaco - abbiamo avuto bisogno di un lungo tempo per riannodare il filo della nostra memoria. Questa medaglia allora è insieme un riconoscimento e un ammonimento a non dimenticare mai più. Perchè è in quei giorni che stanno le radici, ancora feconde della nostra democrazia e delle nostre istituzioni, la garanzia del nostro futuro di baresi e di italiani».

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