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Vendola: il Sud rompe l'isolamento nel Mediterraneo

I presidenti Napolitano, Vendola e Pepe BARI - «Un uomo mite come Aldo Moro, che ci insegnò, fuori da qualsivoglia retorica, che il destino del Sud era quello di annodare l'Europa al Mediterraneo»: ancora una volta, durante i suoi interventi ufficiali, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha voluto citare lo statista pugliese, consentendo il tributo di un caloroso applauso da parte della platea. L'ultima occasione è stata oggi, durante il suo discorso alla cerimonia di consegna da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, della medaglia d'oro al valor civile alla città di Bari.
Proprio parlando di una Puglia che sia «senza paura di competere ma anche con il gusto di cooperare», Vendola ha ricordato che questa regione è «la terra di tanti buoni maestri e di radici ancora robuste». La terra di Giuseppe Di Vittorio, «quella in cui le ansie di giustizia e di emancipazione educarono una intera generazione di povera gente, braccianti spesso analfabeti, ad essere - ha detto il presidente della Regione Puglia - costruttori di democrazia». «La terra - ha anche aggiunto - di un socialismo liberatorio e pacifista, che ebbe in Giuseppe Di Vagno il suo più giovane e appassionato martire». «La terra dei riformatori sociali, penso - ha proseguito - a Tommaso Fiore, che raccontavano e denunciavano il dolore di rapporti sociali arcaici ma anche la tenacia indomabile di un "popolo di formiche". O quella incandescente di passione radical-democratica di Gaetano Salvemini. O quella moderata e profetica di un uomo mite come Aldo Moro, che ci insegnò, fuori da qualsiasi retorica, che il destino del Sud era quello di annodare l'Europa al Mediterraneo». Ed è su questo orizzonte - ha detto Vendola - «che noi vogliamo cercare la nostra rotta. Innovando anche nella nostra cultura politica».
Nel suo meditato discorso fatto alla presenza di Napolitano, Vendola è stato interrotto tre volte dagli applausi della platea che ha dato l'assenso anche quando il presidente della Regione Puglia ha parlato del caporalato come di un «moderno schiavismo» e quando ha ricordato i tanti ragazzi di Puglia impegnati in una «cruciale missione di pace in terra libanese». È stato proprio con un pensiero ai giovani che è proseguito verso la conclusione il suo intervento: «Abbiamo il dovere - ha detto rivolgendosi al presidente della Repubblica - di dare una prospettiva di futuro ai più giovani. Si tratta certo di cose concrete ed urgenti: una scuola migliore, un lavoro buono e non precario, un contesto urbano ordinato e socievole». Ma «si tratta anche - ha aggiunto - di un nuovo ethos pubblico, fatto di consapevolezza della nostra storia e dei nostri doveri». «Educare alla tolleranza e allo spirito civico, educare al bene comune e al rispetto assoluto della vita, - è sicuro Vendola - è il nostro modo di amare le giovani generazioni, combattendo il fanatismo, il fondamentalismo, la violenza». Tutto questo, guadagnando - come aveva sottolineato in precedenza - la prospettiva di un nuovo welfare, «capace di ridurre sprechi e corruzione».
È il benessere e la dignità degli uomini e delle donne che deve essere al centro dell'agenda politica ed ecco perché in Puglia si è voluto riscrivere - ha ricordato Vendola - il codice dei servizi sociali, «puntando sul presidio costituzionalmente protetto della famiglia, garantendo il carattere universalistico di diritti che non possono non proteggere tutti e ciascuno».
Ma se da un lato è indispensabile in Puglia puntare sul welfare, imboccare la strada dell'innovazione, far fronte alla storica penuria d'acqua, ai processi di inquinamento e di erosione della costa e di depauperamento della falda, dall'altro il governo, insieme con tutte le istituzioni del Mezzogiorno, deve affrontare assolutamente, secondo Vendola, il nodo della debolezza infrastrutturale del Sud. Occorre cioè ridisegnare il sistema del trasporto e della mobilità per fare dei porti e aeroporti, delle strade e delle ferrovie, la colonna vertebrale della Puglia, di un Sud «che rompe l'isolamento» e si libera «dall'angoscia della globalizzazione».
Al termine del suo intervento Vendola ha consegnato in dono al presidente della Repubblica un'edizione del 1766 in sei tomi dell'«Istoria civile del Regno di Napoli» dello storico e filosofo Pietro Giannone (pubblicata per la prima volta nel 1723).
Luisa Amenduni

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