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Siria - Il presidente Assad accoglie la proposta del presidente Prodi: euroguardie alla frontiera con il Libano senza armi né uniformi

BARI - Guardie di frontiera dell'Unione europea «senza né armi né uniformi». È questa la proposta lanciata da Romano Prodi al presidente della Siria Assad per controllare il passaggio di armi sulla frontiera tra Siria e Libano. Ad annunciarlo è lo stesso premier incontrando i giornalisti nella hall dell'albergo che lo ospita a Bari prima di partecipare alla Fiera del Levante. Il presidente del Consiglio dice di avere incassato il sì del leader siriano precisando che si tratta di «poche centinaia» di osservatori che agiranno nel rispetto della sovranità siriana «senza armi e uniformi», con compiti specifici di controllo. Una sorta di forza di garanzia, spiega, che «renderà più sicura la missione Unifil». Il Professore assicura di avere avvertito tutte le parti interessate, a cominciare dagli Usa e di avere ottenuto il via libera del segretario generale dell'Onu Kofi Annan e «di Solana». «Nei giorni scorsi - esordisce Prodi - ho avuto diversi contatti con il presidente siriano Assad. Uno dei problemi è il controllo della frontiera Siria-Libano. Noi riteniamo che attraverso quella frontiera così permeabile possono passare significativi quantitativi di armi in transito verso il Sud del Libano. Assad ha indicato che rafforzerà significativamente questo segmento di frontiera, inviando 500 nuove guardie di frontiera».
«Ho ricordato allora al presidente siriano che l'Unione europea ha una significativa esperienza nella formazione e nella gestione di queste guardie di frontiera e gli ho trasmesso l'idea di una missione di assistenza dell'Unione europea alla frontiera tra Siria e Libano. Ho insistito su questo punto perché sarebbe una grande occasione ed un grande segnale di collaborazione tra Europa e Siria. Assad mi ha dato il suo accordo di principio fermo. Allora ne ho parlato subito con Solana e Annan, che hanno condiviso le mie valutazioni e sono stati sondati tutti i nostri principali partner europei che hanno accolto con grande interesse la nostra proposta».
Prodi assicura che «sono già al lavoro i nostri esperti per concordare i dettagli operativi di questa proposta che spero e conto sarà discussa al prossimo Consiglio degli Affari esteri dell'Unione europea, in programma la settimana prossima a Bruxelles».
«Voglio sottolineare la grande importanza di questa decisione - aggiunge Prodi -. Rappresenta un cambiamento radicale. Aiuta a tagliare il flusso di armi verso il Sud del Libano e favorisce la creazione di ambienti più sicuri per la missione Unifil. Inoltre garantisce un'ulteriore sicurezza ad Israele e indica una forte disponibilità di Damasco a collaborare con la Comunità internazionale. Naturalmente - precisa più volte il premier - è chiaro che si tratta di una missione dell'Unione europea non armata e non in uniforme, cioè non militarizzata ma con tutti gli strumenti necessari, anche con tutto l'apparato tecnico, per le operazioni di controllo diurne e notturne. Ho accolto con molto piacere questo cambiamento della politica siriana. Si tratta di un'apertura che porta ad essere più speranzosi per la situazione in Medio Oriente».
Possiamo definirla una missione di osservatori?, chiede un cronista. «Sono più che osservatori - replica Prodi - perché partecipano al controllo ma senza armi e uniformi. Possiamo anche chiamarli osservatori partecipanti. Sono delle guardie di frontiera che nel rispetto della sovranità siriana non saranno né armate né in uniforme per non simboleggiare una presenza militare nel suolo della Siria. Si tratta quindi di un passo in avanti di radicale importanza. Abbiamo già informato tutti i partners, anche gli americani. Io ho chiaramente detto che questa decisione di mandare delle guardie di frontiera deve essere presa dal Consiglio degli Affari esteri dell'Unione europea. Si tratta infatti di una missione della Ue non militarizzata - insiste il Professore - Solana è perfettamente d'accordo. Conto che questa proposta possa essere messa in atto. Lo ripeto, questo rappresenta uno dei tanti passi che si compiono per garantire la sicurezza dei nostri soldati italiani in Libano».
Pensa che al prossimo Consiglio europeo ci possa essere già una risposta definitiva alla sua proposta?, insistono i cronisti. «Conto di sì», replica il presidente del Consiglio confidando in una decisione in tempi rapidi da parte della Ue.

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