Sabato 15 Dicembre 2018 | 19:33

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In Libano la tregua regge ma le bombe a grappolo continuano a seminare morte e mutilazioni

BEIRUT - La tregua tra forze israeliane e miliziani Hezbollah è in vigore ormai da quasi tre settimane ma nel Sud del Libano i civili continuano ogni giorno a morire: dal 14 agosto, secondo dati resi noti dall'Onu, 14 persone sono state uccise e 61 altre sono state gravemente ferite dallo scoppio di micidiali bombe a grappolo, disseminate a migliaia sul terreno.
Secondo l'Ufficio Nazionale libanese per lo sminamento, fino ad ora ne sono state disinnescate oltre 6.000, ma si tratta di ben poca cosa se si considera che, secondo varie stime concordanti, in tutto il Paese, e soprattutto al Sud, sono oltre 100mila gli ordigni rimasti inesplosi, ma non disinnescati. Ogni proiettile MK2 e MK6, comunemente sparati da carri da combattimento, ne contiene 88, che si vanno a spargere su una superficie di circa 22 km quadrati. I missili M26, di fabbricazione Usa così come le MK2 e MK6, ne contengono invece ben 644. Ci sono poi le bombe Bantam, fabbricate in Israele, pensate sia come arma anti-uomo che anti-carro, e sono quindi ancora più letali e più difficili da individuare. Fino ad ora sono stati identificati oltre 400 siti presi di mira dalle forze israeliane con bombe a grappolo, ma si ritiene che siano molti di più, tanto che ieri il segretario generale dell'Onu Kofi Annan ha affermato con forza di aver «già chiesto ad Israele di fornire le mappe» dei luoghi dove sono state utilizzate, e ha affermato che «armi di questo tipo non dovrebbero essere impiegate nelle aree civili».
I vertici delle forze armate dello Stato ebraico hanno replicato affermando che «tutte le armi e le munizioni utilizzate dall'esercito sono consentite dalle leggi internazionali». Oggi un portavoce militare a Tel Aviv ha inoltre detto che i comandanti dell'Unifil (la forza di pace delle Nazioni Unite) hanno ricevuto dall'esercito israeliano carte geografiche in cui vengono segnalate zone dove potrebbero essere rimaste bombe israeliane «di vario genere» inesplose. Ma oltre alle mappe dei bombardamenti dei 34 giorni della appena conclusa operazione israeliana "Giusta Retribuzione", il governo di Beirut chiede da anni anche le mappe delle zone minate delle forze israeliane nei 22 anni in cui hanno occupato il Sud del Libano, fino alla primavera del 2000. Una richiesta ora inserita anche nella risoluzione 1701 del Consiglio di sicurezza, adottata l'11 agosto scorso. Secondo fonti libanesi, sono 550 mila, disseminate in una regione di circa 137 km quadrati. In sei anni ne sono state recuperate 120 mila e si ritiene che la bonifica potrebbe essere completata entro il 2009, se saranno disponibili i fondi necessari. L'operazione è infatti particolarmente onerosa, considerato che il recupero di ogni mina costa in media mille dollari. Ma si tratta anche di una operazione della massima urgenza: dal 1978, nelle sole regioni meridionali, 4025 persone sono state investite dall'esplosione di mine. Di queste, 1850 sono rimaste uccise, mentre le altre sono rimaste gravemente ferite o menomate a vita. In gran parte si tratta di bambini.
Stefano de Paolis

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