Martedì 11 Dicembre 2018 | 10:29

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Sul tavolo restano da risolvere le questioni di Gaza e Cisgiordania

STOCCOLMA - Si èaperta questa mattina a Stoccolma la Conferenza internazionale dei donatori sulla situazione umanitaria nei territori palestinesi. Vi partecipano delegazioni di 34 paesi, tra cui l'Italia, e una decina di organizzazioni internazionali. La delegazione italiana è guidata dal vice ministro degli esteri con delega alla cooperazione Patrizia Sentinelli. I lavori si svolgono sulla base di un rapporto dell'Ufficio per il coordinamento delle questioni umanitarie delle Nazioni Unite in cui si descrive l'attuale situazione a Gaza e in Cisgiordania sia sotto il profilo sociale che sotto quello economico. Dopo il saluto del ministro svedese alla cooperazione, in qualitàdi paese ospite, l'intervento di apertura è stato quello di Mohammad Mustafa, consigliere economico del presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen). Mustafa ha dipinto un quadro allarmante della situazione socio-sanitaria nei territori, sottolineando le necessitàprimarie di intervento. Ha ricordato come Israele, in base alle leggi internazionali e in particolare alla quarta convenzione di Ginevra, ha l'obbligo «completo» di garantire il benessere della popolazione nei territori occupati, assicurando la disponibilitàdei servizi essenziali, proteggendo le infrastrutture civili e garantendo la libertàdi movimento nei territori occupati e che quindi, la comunitàinternazionale deve richiamare Israele alle proprie responsabilità. Riguardo agli aiuti internazionali, Mustafa ha detto che questi dovranno essere indirizzati su alcuni obiettivi prioritari, tra cui la copertura dei costi derivanti dai danni alle infrastrutture primarie a Gaza e in Cisgiordania, in particolare per l'acqua, le fognature, strade e ponti. Poi si dovrà fare una pressione diplomatica per porre fine alla «devastante» chiusura di Gaza per permettere la libera circolazione delle persone e delle merci. A riguardo, Mustafa ha ricordato come, a causa del blocco di Gaza, oltre 75 imprese private hanno lasciato questo territorio perchè «le imprese, come le persone, non possono vivere in una sorta di prigione».

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