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La San Marco da Beirut rientrerà a Taranto e non a Brindisi, da dove era partita

BORDO NAVE SAN MARCO - Improvviso cambiamento di rotta per nave «San Marco», di ritorno dalla missione umanitaria a Beirut. Ieri, quando l'unità della Marina Militare era a circa 750 chilometri dalle nostre coste, il comandante - capitano di Vascello Maurizio De Giovanni - ha annunciato all'equipaggio che il porto d'arrivo sarà Taranto e non Brindisi.
Secondo quanto appreso a bordo, il San Marco non tornerà alla banchina di partenza (la «Revel», ndr.) perché nave «San Giusto» e nave «San Giorgio» occupano i punti d'attracco della base militare brindisina. Non si può però escludere che l'ordine sia riconducibile a esigenze d'approntamento nell'ambito della nuova missione Onu in Libano. Quella di Taranto, infatti, è la più grande e attrezzata base della Marina Militare, oltre che porto di assegnazione di nave «Garibaldi», l'ammiraglia della squadra navale italiana da cui verrebbe guidato uno sbarco del contingente di pace.
Pur mancando conferme del suo prossimo eventuale impiego, l'equipaggio di nave San Marco sa che, una volta a terra, non potrà allontanarsi molto dalla Puglia. Tutti potrebbero tornare a bordo «con brevissimo preavviso». Il messaggio è ufficiale ed è contenuto nelle consegne giornaliere, un documento - firmato dal comandante in 2a (in questo caso il capitano di Fregata Cosimo Rao) - che regola la vita a bordo nelle 24 ore e nei giorni seguenti. E che alla sezione «Avvisi e informazioni all'equipaggio», riporta: «L'unità è pronta a muovere in 24h. In tale contesto sussiste la possibilità di ripartire per esigenze correlate al corridoio umanitario - Operazione Mimosa 06. Con breve preavviso, pertanto, si richiederà la presenza a bordo di tutto il personale in licenza».

Quando è stato dato l'ordine di trasportare a Beirut le 500 tonnellate di aiuti del governo italiano, molti erano in vacanza (l'unità anfibia partì la notte tra il 15 e il 16 agosto). Ora potranno recuperare ma dovranno sempre tenere lo zaino pronto.
«La cosa non mi meraviglia visto il momento politico e la missione appena conclusa - dice il medico di bordo, sottotenente di Vascello Carolina Albanese - Siamo tutti concordi: anche se abbiamo portato a termine questa missione, il nostro ruolo non è terminato». «Io e la mia famiglia - continua la dottoressa, originaria del Foggiano - siamo abituati a non programmare le vacanze. Eppoi c'è passione in quello che facciamo. Per esempio, prima di partire per Beirut il mio operatore tecnico-sanitario era in licenza matrimoniale. Quando l'hanno chiamato non ha perso un secondo ed è rientrato al lavoro».

Figura nodale del San Marco è il 1o maresciallo Santino Quarta (originario di Novoli, nel Leccese), responsabile dell'approvvigionamento, la distribuzione e la gestione di tutto ciò che serve a soddisfare i bisogni della vita quotidiana a bordo (dai viveri, ai detersivi). «Quando m'hanno chiamato ero a mare, a Porto Cesareo - dice - ma sono in Marina da 25 anni, a casa oramai sanno che il nostro lavoro è così e si sono tranquillizzati».
In vacanza era anche il responsabile della cucina della nave. «Stavo a Campo di Mare, sul litorale brindisino con il mio bimbo di sei anni - spiega il capo di 1a classe, Emilio Menga - Però a casa capiscono il mio lavoro. Se bisogna partire, si parte e si resta in contatto quando il cellulare prende la linea».
Per inciso, va detto che la squadra di sette cuochi, diretta da Emilio Menga, merita un plauso particolare. In ogni mare e con qualsiasi tempo, su questa, che comunque è una nave da guerra, vengono servite pietanze succulente e ben guarnite. Un'attenzione che, a bordo, fa la differenza in termini di qualità della vita, così come il pane fresco e la famosa pizza della notte del sottocapo di 3a classe, Nicola Papapietro (pugliese anch'egli).
Marisa Ingrosso

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