Martedì 18 Dicembre 2018 | 22:32

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Il ministro della difesa libanese: chiunque lancerà dal Libano missili o razzi contro Israele sarà accusato di tradimento

BEIRUT - Chiunque, gruppo o persona, lancerà dal Libano missili o razzi contro Israele sarà portato davanti a tribunali militari per essere giudicato per tradimento. Il minaccioso avvertimento è venuto in mattinata dal ministro della difesa libanese, Elias Murr, mentre il premier, Fuad Siniora, definiva un «crimine contro l'umanità» gli attacchi israeliani sul Libano.
Siniora ha fatto la sua dichiarazione durante una visita con il presidente del parlamento, Nabih Berri, ai quartieri di Beirut sud distrutti da bombardamenti aerei e cannonate dal mare dal 12 luglio al 13 agosto. Una successione di 20 cannonate fu sparata sui quartieri meridionali della capitale in tre minuti, alla vigilia dell' inizio della cessazione delle ostilità fissata dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1701 votata all'unanimità il 12 agosto.
Murr ha aggiunto che «ogni missile lanciato contro Israele va a vantaggio di Israele» e per questo l' esercito libanese, che ha rinforzato la sua presenza lungo i confini settentrionali del Libano con la Siria mentre si sta schierando con i suoi reoarti nel Libano sud a confine con Israele, «sarà inflessibile sul contrabbando d' armi», che Tel Aviv ha più volte denunciato tra Siria ed il gruppo sciita filoiraniano di Hezbollah.
Il ministro della difesa ha quindi chiesto chiarimenti sulla posizione dell'Onu a proposito della violazione della tregua compiuta da Israele nella notte tra venerdì e sabato con attacchi aerei sulla valle della Bekaa, a nordest di Baalbek, ed un'operazione di commando scesi sul suolo libanese. Oltre alla prevenzione del traffico d'armi, l'obiettivo era, a quanto è stato detto, la cattura di un capo Hezbollah che non è stato trovato, o, secondo altre fonti, il tentativo di liberare i due soldati israeliani catturati da Hezbollah il 12 luglio scorso.
Sull'operazione israeliana il segretario generale dell' Onu Kofi Annan ha espresso le proprie preoccupazioni, considerandole una violazione della tregua, ed uno dei suoi inviati a Beirut, Terie Roed-Larsen, ha dichiarato ad un giornale libanese che azioni come quella potrebbe causare la riapertura della guerra, per adesso sospesa da una «fragile cessate il fuoco».

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