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uomini San Marco DALLA NAVE SAN MARCO IN NAVIGAZIONE VERSO BEIRUT - «Chi siete io non lo sooo; chi siamo ve lo dirò! Siam Fanti di Marina, e abbiam la forza di spezzarvi il cuooor». Sul ponte di volo di nave "San Marco", i Fucilieri corrono all'unisono (nella foto, in esclusiva per la Gazzetta) urlando i loro motti al primo sole di questo secondo giorno di navigazione. Un rollio della nave fa fare a ognuno di loro un piccolo scarto a destra. Identica la tenuta, uguali i movimenti del gruppo: visti dall'alto della plancia i Fanti sembrano essi stessi animali acquatici. Sono in 34, di rinforzo alla prima missione umanitaria dell'Italia dopo il "cessate il fuoco" tra israeliani e libanesi. «Siamo qui per fornire protezione alla nave durante la navigazione, soprattutto in avvicinamento a Beirut e durante la sosta in banchina», spiega il comandante del plotone, sottotenente di Vascello Matteo Sironi.

«Come si garantisce sicurezza alla nave? Bhe, verranno allestite postazioni con mitragliatrici e armi in dotazione individuale - continua il militare del Reggimento anfibio, di stanza a Brindisi - Ci sono vari "step" in base alla minaccia. Avvicinandosi al porto, il rischio ipotetico diventa maggiore e noi siamo proprio addestrati a fornire sicurezza alla nave e allo scarico della merce».
E relativamente alla navigazione, il comandante di nave "San Marco", capitano di Vascello Maurizio De Giovanni, conferma la previsione: arrivo a Beirut il prossimo 19 agosto. «Il maltempo non ci fermerà - dice - giacché l'abbiamo aggirato passando a Sud di Creta. E' vero che abbiamo allungato d'una ventina di miglia ma con questo carico di aiuti è bene tenerci lontani dalle perturbazioni».

Il tarantino continua ad alzare il livello di difficoltà dell'addestramento del suo equipaggio. Oggi (ieri per chi legge) si è arrivati a simulare il grado più alto di allerta. Sotto minaccia d'attacco aereo, tutti hanno lasciato le loro occupazioni e hanno preso posizione. Un missile nemico. L'impatto è inevitabile. Gli altoparlanti di nave "San Marco" diffondono l'ordine più brutto: «agguanta agguanta agguanta».
Poi, spento l'incendio, salvati i feriti, tutti hanno ripreso le loro attività e i tabagisti sono andati nell'unico posto in cui è concesso fumare durante il giorno. Si chiama "poppetta" ed è - come dice la parola - un posticino all'aperto in coda alla "San Marco". Lì il fumatore va a prendere la sua "boccata" di catrame, nicotina e relax. Di solito ci si accomoda su enormi rocchetti d'acciaio (le bitte e gli argani per le cime), si guarda il mare o si fanno due chiacchiere. Ed è stato così che - all'ennesima volta che i "terricoli" presenti pronunciavano la parola "marò" - il capitano di Corvetta Marco Filzi, ufficiale P.I. dello Stato Maggiore della Difesa ma proveniente dai ranghi del Reggimento dei "Leoni", ha simpaticamente chiarito un equivoco assai frequente. «Forse per un difetto d'informazione, tutti i civili oramai definiscono "marò" noi Fucilieri di Marina - ha detto - ma nelle Forze armate i "marò" sono le più basse gerarchie di marinai». Come dire: si può far qualcosa per evitare che i membri d'un glorioso Reggimento vengano ridotti al rango di "mozzo"?
Messaggio ricevuto. Per lo meno sulla Gazzetta.

Marisa Ingrosso

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