Giovedì 24 Gennaio 2019 | 07:06

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Libano - La fragile tregua

BEIRUT - Le armi tacciono in Libano. Dopo un'ultima notte di bombardamenti violenti, alle 8 di stamani una tesa, fragile tregua carica di incertezze ha posto fine a 33 giorni di guerra e la vita torna lentamente a Beirut, nella Galilea e nel sud del Libano, dove i militari israeliani, in attesa dello schieramento di 15.000 caschi blu e altrettanti soldati libanesi, si sono riposizionati all'interno della fascia a sud del fiume Litani. A rompere l'apparente calma, i toni decisi dei discorsi dei due principali contendenti: il premier israeliano Olmert, che promette che la caccia agli Hezbollah continua; ed il leader di questi ultimi, sceicco Nasrallah, che ha parlato di «vittoria strategica e storica», definendo «immorale» parlare di disarmo del Partito di Dio.
Ora la diplomazia occidentale lavora a creare i presupposti per lo schieramento di un'Unifil rafforzato, ed il ministro degli Esteri italiano, Massimo D'Alema, ribadendo che l'Italia farà la sua parte, dice «mai più una tragedia simile».

ORE 8: TACCIONO LE ARMI - Alle 8 precise (le 7 italiane), nel Libano del sud le armi hanno improvvisamente taciuto dopo una ultima notte di intensi combattimenti. Cessato anche il lancio di razzi da parte di Hezbollah. Secondo la radio militare, diverse unità militari di riservisti sono rientrate in Israele nelle ultime ore, provenienti dal Libano sud. Le forze che si erano spinte fino ai margini del fiume Litani hanno ripiegato per assestarsi su nuove posizioni meglio difendibili. Secondo la tv araba "al Arabiya" le truppe israeliane hanno anche lasciato la cittadina cristiana di Marjayoun.
La cessazione delle ostilità «sembra reggere, in via generale», ha dichiarato nel pomeriggio il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan da New York.

VITTIME FUORI TEMPO MASSIMO - Le armi tacciono, ma almeno sei, forse sette Hezbollah sono stati uccisi in Libano meridionale dopo la tregua, secondo un portavoce militare di Israele. Un civile è inoltre morto per una bomba a scoppio ritardato.

OLMERT: CONTINUA LA CACCIA A HEZBOLLAH - In un duro discorso alla Knesset, il premier israeliano Ehud Olmert ha promesso che Israele continuerà a dare la caccia agli Hezbollah libanesi «ovunque e per tutto il tempo», che non intende «chiedere il permesso di nessuno per farlo» e che i miliziani sciiti «non la faranno franca», anche se già duramente colpiti. Olmert ha chiarito che lo Stato ebraico «non tollera infrazioni della propria sovranità nazionale» e che «reagirà con forza ad attacchi terroristici, da qualsiasi direzione provengano». Commentando la risoluzione, l'ha definita «storica», dicendo che la comunità internazionale ha stabilito che in Libano «non ci sarà più uno Stato nello Stato», né «un'organizzazione terroristica (Hezbollah)».

NASRALLAH: IMMORALE IL NOSTRO DISARMO - Poche ore dopo Olmert, il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, dagli schermi della tv "al Manar" ha parlato di «vittoria strategica e storica» per la milizia del Partito di Dio, «una vittoria per tutto il Libano...per tutta la nazione araba». Promettendo di aiutare la popolazione colpita dalle bombe di Israele, ha detto che, «parlare in questo momento del disarmo» di Hezbollah «è immorale», perché le sue armi, ha detto, «sono la base per uno stato libanese forte»: «Nel suo attuale stato l'esercito libanese non è ancora pronto a proteggere il Libano».

BEIRUT FA CAPOLINO FRA LE MACERIE - Beirut da stamattina ce torna timidamente alla vita, dopo che durante l'ultima notte di guerra decine di sfollati, bambini compresi, hanno preferito accamparsi nella piazza dei Martiri, nel cuore della capitale, in fuga dai quartieri sud, bombardati ancora nella notte. Entro 72 ore dovrebbe riaprire l'aeroporto internazionale, mentre arrivano i primi aiuti umanitari a Tiro dopo 15 giorni.
Migliaia di sfollati si sono messi in fila da stamani sulle strade del Paese per tornare ai propri villaggi e città del Sud. Anche alla frontiera con la Siria si sono creati ingorghi di auto con profughi che rientrano in Libano.

LA GALILEA TORNA A RIVEDERE LA LUCE - La tregua sta riportando gradualmente la normalità nella Galilea, dove la gente torna ai vbillaggi ed esce dai rifugi dopo un mese di bombardamenti in cui, secondo la polizia, sono piovuti dal Libano 3.970 razzi di vario tipo, uccidendo 52 persone, fra cui bambini, e ferendone altre centinaia. Del totale, 3.530 razzi sono caduti in Galilea e 222 a Haifa.

CONTINUA BLOCCO NAVALE E AI CONFINI LIBANO - Con l'inizio della tregua le operazioni militari israeliane non si sono concluse del tutto: la radio militare ha infatti confermato che Israele continua ad imporre il blocco alle attività dei porti e degli aeroporti libanesi. La motivazione: impedire rifornimenti di armi ai miliziani Hezbollah.

SÍ ALL'UNIFIL, MA L'EUROPA ASPETTA ISTRUZIONI - I Paesi che hanno già annunciato la loro partecipazione ad una Unifil rafforzata (da 2.000 a 15.000 uomini) e potenziata aspettano di sapere di più su regole di ingaggio e quadro operativo. Così la Francia, che aspira ad essere la «colonna vertebrale» della forza, e la Germania, che prende una settimana per decidere, e la Turchia, che chiede una nuova risoluzione chiarificatrice. La Spagna ha promesso l'invio di 700 soldati.

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